ANTONELLO VENDITTI - Voglio te






voglio te, voglio te, voglio te

fino all'ultimo sguardo

all'ultimo istante all'utimo giorno che avrò.





BREATHE





Respira l'anima in me

respira il regalo del tuo amore per me


respira la vita che hai coperto prima di me


respira per farmi respirare













OPEN







Sto leggendo un libro, la cui copertina funge da introduzione a questo post e sin qui niente di nuovo, anzi chi mi conosce da un po' di tempo è autorizzato a pensare che sin qui tutto è restato esattamente come prima, si potrebbe quindi obiettare che ormai non faccio nulla di nuovo, ripetendo all'infinito un vecchio copione ed invece no.

Invece no, perché mi sto approcciando ad un genere letterario a me fino ad ora sconosciuto, le biografie o per la precisione, visto il caso, un'autobiografia.
Infatti ho sempre letto in passato cose abbastanza leggere, romanzi o come li chiamo io "fumettoni" per i quali non c'è la necessità di pensare e/o riflettere, un genere di letteratura per il quale non bisogna essere dotati di tanta intelligenza, basta avere un minimo di capacità nel visualizzare le situazioni che si stanno leggendo.
Lo ammetto, non mi è mai piaciuta l'idea di addentrarmi in qualcosa che fosse soltanto la mera riproposizione della storia e delle date salienti della vita di chicchessia, la cosa mi dava noia a prescindere e partivo quindi prevenuto.

Open invece mi ha incuriosito fin da subito (il libro è del 2011), sia per il personaggio Andrè Agassi che ne è il protagonista, un uomo che a suo modo ha sconvolto il tennis di allora portandolo nel terzo millennio, sia perché sin da subito le recensioni lo hanno battezzato come il capostipite di un nuovo modo di raccontare la vita di un essere umano. Ho deciso sin da subito che lo avrei letto.

Ecco, era il 2011, io l'ho acquistato il giorno dell'epifania 2017, ripensandoci a mente fredda ho forse lasciato passare sin troppo tempo per togliermi uno sfizio, ma sono uno che sa aspettare pur di godere appieno di un piacere e questo era il momento giusto per iniziare questa lettura. D'altronde, citando il claim di una bevanda "l'attesa è essa stessa parte del piacere"

Ho avuto modo di leggere fino ad oggi solo un centinaio di pagine, impegnandomi giusto un po' lo scorso fine settimana*, non sono per niente rimasto deluso, perchè ero già di mio affascinato dal personaggio, ma mi ha colpito il modo in cui è stato scritto il libro. Non riporta, ma racconta, fa della vita un romanzo e romanza la vita, rendendo estremamente interessante il tutto, scorrevole la lettura e intriga a tal punto, che viene spontaneo continuare. In pratica è scritto benissimo.
Con estrema sincerità, è qualcosa che mi ha dato ispirazione e voglia, ed è per questo che vi ho voluto mettere a parte di questa mia nuova lettura.



* Il giusto un pò fa riferimento al fatto che la cucciola (dovrei smettere di chiamarla così, sta crescendo, ma tant'è....) ha letto negli stessi tre giorni, tre libri intera di una saga. E' vero, si è alienata dal resto del mondo, ma ha letto molto più di me.








JOVANOTTI - Le tasche piene di sassi





Mi riconosci ho le scarpe piene di passi

La faccia piena di schiaffi

Il cuore pieno di battiti

E gli occhi pieni di te



Più che pubblicare un brano, mi piace l'idea di segnalare una frase, un pezzo, che mi ha emozionato nelle ultime ore. 


Ecco il senso che ispirerà le prossime pubblicazioni/riproposizioni musicali



IO ODIO LA NEVE







Ok, capiamoci, io non la comprendo per niente e di conseguenza la odio, lo dico sin da subito, in testa al post, così chi non trova interessante la cosa, può evitarsi il fastidio di sorbirsi i prossimi righi.

Il fatto è che non riesco proprio a trovare una ragione per la quale possa in qualche modo piacermi o regalarmi emozioni una coltre bianca, che copre e nasconde tutto. Personalmente non trovo nel freddo piacere e soddisfazione. 
Non c'è nulla, nel restare bloccati, che può farmi stare bene.

E' vero, sono di parte, perché essendo nato in un posto di mare e affermando da sempre che la mia anima è stata intinta sin da neonato in tutte le sfumature del azzurro (tranne uno dei due talloni, ma non dirò quale), io non posso che amare fino alla disperazione quella stupenda distesa di acqua e sale. 
Sono la sua varietà, la maestosità con la quale si porge e la capacità che ha di cambiare umore ed espressione in un attimo, che mi affascinano oltremodo. 
Non ricordo più quante volte, da adolescente, mi sono trovato da solo in barca e di colpo, uno scenario fatto di sole e limpidità, si trasformava in grigio ed agitazione, con il vento che si prendeva gioco di me, ma sapevo sin da allora che quella era vita, nulla è mai come sembra, niente è scontato, bisogna sempre restare all'erta o si viene punti. Il mare mi ha forgiato, con amore e grazia.

La neve invece cos'è? Acqua fredda, solidificata, che si poggia per terra e ti blocca. 
Lì dove prima c'erano strade, piazze, alberi, case, ora solo si para davanti ai miei occhi un'immensa distesa di bianco, bianco, bianco, monotonia a perdita d'occhio

Si, un giorno quella neve si scioglierà e sarà nuova linfa per le piante, ma quella è solo una conseguenza, per il momento sono bloccato.

Ok, nell'abitazione, al caldo, puoi dedicarti alla lettura, alla TV, a scoprire nuove opportunità che ti offre lo smartphone o altro ancora, ma pensandoci bene, sono le stesse identiche cose che sarei costretto a fare quando mi ritrovo malato, con la sola differenza, che io sto sin troppo bene e scoppio di energia.

E riflettendoci bene, la cosa ancor più antipatica di tutte, è che si è realmente impossibilitati a muoversi, perché tutto intorno è polare, a partire dalle temperature e quindi o indossi l'abbigliamento adatto e di conseguenza assomigli all'omino Michelin pre restyling, goffo e ridicolo nei movimenti o nulla, non puoi andare in giro e quindi casa, tv, libri etc etc

Ecco, io da anni, da quando ha fatto capolino frequentemente nella mia vita, cerco un motivo per farmi andare bene la neve, ma niente, non c'è nulla da fare, non lo trovo, probabilmente perché non c'è.

IO ODIO LA NEVE






POLVERE







Polvere ce n'è davvero tanta qui in giro da togliere, prima che tutto torni come prima, semmai succederà.

Certo, lo so bene, il posto più difficile da ripulire, lì dove tra le altre cose se n'è annidata davvero tanta e da dove dovrò cominciare ad usare molto olio di gomito, è  proprio dentro di me, ma almeno adesso di buono c'è che ho ritrovato la voglia di provarci.

Per l'ennesima volta, io, il guardiano, sono tornato a casa, anche se poi adesso sono conscio e sicuramente consapevole del fatto che dovrò trovare un nuovo modo di abitarla.

Mi sono infatti reso definitivamente conto, durante questa mia lunga assenza, che il modo in cui ho occupato questo spazio digitale per tanti anni, è ormai vecchio e soprattutto inflazionato, in pratica, quello che succedeva qui quotidianamente anni fa, è identico a quanto accadde ogni giorni sul 90% delle bacheche di Facebook. Stesso identico modo di comunicare, o quasi.
Dovrò lavorare molto su ciò che ho da dire, sul come lo vorrò porgere e anche sulle varie opportunità che oggi la tecnologia mi regala e che anni fa, era ancora inimmaginabile, la chiave del futuro dovrebbe essere lì, anche se non ho ancora ben chiaro i contorni del tutto.

Oddio, i toni e i modi  con cui mi sono espresso  negli anni e che sono stati e saranno la mia cifra stilistica, sono estremamente diversi da quelli che ritrovo durante i miei giri sul social network blu. Qui l'arroganza non è mai stata la benvenuta e la presunzione di essere sempre e comunque nella ragione, non ha mai albergato in me.
Poi è ovvio, ognuno ha le proprie opinioni e le difende, sulla base delle proprie convinzioni, ma questa è un'altra la storia.

C'è quindi di buono che vorrei riprovarci, senza avere nessun timore per il risultato, perché non devo rendere conto a nessun pubblico, in quanto questo blog, tranne qualche sporadico frequentatore, è ormai morto.

Anzi no, per la precisione lo era.

Da oggi si ricomincia






SOSPIRI NELLE EMOZIONI




Eccoci qui, eccomi pronto alla pubblicazione del primo racconto di questo nuovo corso del blog.

Scrivere è un po' come andare in bicicletta, non hai nessuna difficoltà a riprendere, quando sai come fare, però non puoi nemmeno permetterti di scalare una montagna, almeno la prima volta che riprendi a pedalare, prima hai bisogno di un percorso che conosci, niente affatto accidentato.

Avendo ben presente queste nozioni, mi sono cimentato, almeno per questa prima volta, con un'ambientazione che conoscevo e dove mi era facile creare o per meglio dire ricreare l'atmosfera che volevo trasmettere.

L'ispirazione è stata spontanea, il riportarlo su carta scorrevole e spero non deluderà chi vi si approccia. Chiedo quindi una cortesia a chi lo leggerà, se dovesse piacervi, oltre ad un graditissimo like, sarebbe gradita una condivisione sulle vostre bacheche di facebook o altro, è la sola richiesta che mi sento di fare, a fronte di qualche minuto si spensieratezza e spero di emozione, che credo vi regalerà questo racconto e quelli a venire che sto già scrivendo.

Ovviamente saranno, come sempre, graditi anche i vostri commenti.

Buona lettura.



La cosa che più l'aveva spiazzata era stato il suo primo sguardo, anzi in verità era stato il fatto che non ci fosse stato un vero e proprio primo sguardo da parte sua, perché lui appena l’aveva vista arrivare aveva abbassato gli occhi, cercando inutilmente delle certezze sulla punta delle proprie scarpe, un'inusuale gesto di pudicizia e di timidezza. 

Ecco, per quanto potesse sembrare strana la cosa al giorno d'oggi, a lei l'idea di non avere di fronte un uomo fermo nelle proprie false certezze, in un qualche modo le piaceva e la tranquillizzava, ma allo stesso tempo dava ancora più voce a quella domanda che si era posta sin dal momento stesso in cui avevo deciso di incontrarlo: 

“Perché ho accettato?”


Si “conoscevano” ormai da 4 o forse 5 anni, non lo ricordava più quanto tempo fosse passato dal loro primo dialogo, anche se poi in realtà non ricordava nemmeno la circostanza in cui si erano conosciuti, ma quell'uomo misterioso ed affascinante le era da sempre riuscito gradevole e la sua compagnia non le era mai dispiaciuta e seppure non lo aveva mai cercato, spesso sperava che lui lo facesse, lo aveva sempre trovato una bella compagnia.
Inoltre doveva ammettere che aveva qualcosa di molto speciale dentro di sé, perché lei viveva una condizione davvero particolare e difficile, che definirla travagliata è sicuramente essere gentili, nonostante ciò lui era riuscito con estrema facilità a farsi spazio nei suoi tempi, era tornato a  farla sorridere ed aveva trovato in più circostanze e diversi modi la capacità di intrigarla, facendole provare in qualche occasione un desiderio fisico, che non apparteneva affatto alla sua natura pudica e riservata.

Ma tutto quello era ormai il passato, il presente era stata una piacevole serata di tarda primavera, trascorsa dialogando, mentre mangiavano una pizza all'aperto, seduti uno di fronte l’uno all'altra, immersi in una di quelle sere baciate da una leggera brezza di vento che non arreca nessun fastidio, ma che aveva saputo creare una magica atmosfera, dando così modo a quell’appuntamento di carburare lentamente. Doveva ammetterlo a se stessa, era stato del tutto inutile sperare che il litorale romano non facesse lo stupido quella sera. D’altronde non avevano bisogno di conoscersi, ma sentivano entrambe la necessità di tenersi mano nella mano per dare un senso compiuto a tutte le loro chiacchiere e quando lui finalmente le aveva preso i palmi e li aveva stretti delicatamente nei suoi, un brivido caldo le aveva percorso per intero la schiena, tanto intenso e anticonvenzionale, che in quel momento aveva pregato, senza nessuna convinzione, che fosse stata la birra a farle quell’effetto, anche se la voglia di conoscere il sapore delle sue labbra, che sempre più ardentemente si stava facendo strada nel suo petto, le faceva temere che fosse tutt'altra la verità.

Le parole si sprecavano, ed era un po’ come se dovessero raccontarsi tutta la loro vita in quell'unica notte di luna piena e continuarono cosi come un fiume in piena, anche quando si trasferirono a passeggiare lungo la spiaggia, con i piedi a contatto diretto con la sabbia, le scarpe in una mano e l'altra stretta l'uno intorno alla vita dell'altro, così che lei poteva finalmente abbracciarlo, lo desiderava già ormai da più di un'ora.

Si dissero cosi di tutto, parlarono con estrema naturalezza dei dolori che li avevano segnati, delle gioie che avevano vissuto, di tutte le esperienze passate e dei sogni che ancora ardevano dentro di loro e mentre tutto ciò accadeva, lei aveva una sola certezza, che si meritava una serata come quella, con uomo che stava desiderando tutto di lei, facendola sentire una donna completa.

Si strinse a lui ancora un po’, aveva bisogno di sentirsi protetta e tra quelle braccia si sentiva a casa, travolta da una pace, quella pace che tanto aveva desiderato e cosi chiudendo gli occhi riusciva ad ascoltare i battiti del suo cuore e il rumore del mare, desiderava che quel momento divenisse eterno, fece cosi un gesto istintivo e spontaneo, un movimento che le permise però di nuovo di poter far proprio quell’odore che il suo profumo e la sua pelle emanavano, ubriacando così i suoi sensi con quella meravigliosa essenza, della quale solo lei poteva godere. Dopo tanti anni si sentì femmina fin dentro l’anima, eccitata in maniera quasi ancestrale da quell'uomo che ormai desiderava con tutta se stessa.

Si fissarono negli occhi e vide le sue pupille tremare cariche di passione e di voglia e mentre le distanze tra di loro si facevano nulle, capi che perché aveva accettato di incontrarlo e accettò tutto quello come naturale e lasciò, per la prima volta in vita sua, che quell'uragano di desiderio che la stava travolgendo, avesse il sopravvento su di lei.

Con estrema naturalezza lo baciò, intanto lasciò scorrere le sue mani dentro la camicia celeste che aveva indossato, mentre entrambe si inginocchiarono prima e si sdraiarono poi sulla spiaggia. 

I loro desideri si erano ormai fusi in un turbinio di passione, sentiva il suo cuore battere per l'emozione e rendendosi conto che erano al riparo da occhi indiscreti, le venne spontaneo iniziarsi a spogliare, ma un gesto delicato e gentile la fermò, cosi sentì la sua voce che le sussurrava in un orecchio di non negargli quel piacere, non era andato lì per quello, ma siccome stava succedendo, desiderava che fosse tutto perfetto, così da poter incidere quell'istante nel tempo e poterlo ricordare per sempre.

Si emozionò a tal punto che una lacrima le scese lungo la guancia, mai nessuno aveva desiderato lei, aveva sempre temuto che il suo corpo avesse avuto il sopravvento nei pensieri di chi stava amando, ed adesso era invece certa che lui volesse la volesse per davvero. Si lasciò quindi travolgere dalle sue mani dolcissime, che le sbottonarono la camicetta e senza sfilarla le tolsero via il reggiseno, si fece conquistare dai baci che le sue labbra seppero stampare prima sui suoi seni e poi lungo il resto del suo corpo e quando finalmente senti che le stava sbottonando i jeans, decise che era il momento di fare lo stesso con lui.

Quando ormai erano quasi del tutto nudi, vestiti delle sole camice, con tutta la normalità di questo mondo fece di loro un solo corpo, stravolto dal piacere che si stavano regalando senza nessuna remora e nessun limite. Si rendeva conto  di quanto lui fosse estasiato dalla sua figura che si stagliava nella penombra della notte e capiva  che stava godendo non solo del piacere fisico, ma anche di quello mentale di avere con sé non una donna, ma quella donna, di avere lei, mentre la sua sola certezza era che qualunque cosa fosse successo l’indomani, in quell’istante si sentiva se stessa, finalmente felice e non avrebbe voluto essere altrove, per nessun motivo al mondo.

Il vento della notte le accarezzò la pelle, i suoi seni si fecero ancora più figli di quel istante di piacere e carichi di passione, cosicché decise che voleva abbracciarlo per tenerlo tutto per se, si abbassò su di lui, così da portare le sue labbra nei pressi del suo lobo destro e gli disse:

- Non credevo fosse possibile tanta felicità, ne avevo solo sentito parlare, ma adesso sono sicura che esiste, perché la sto toccando con mano;


- Nemmeno io, fino a questa sera, pensavo potesse mai succedermi, poi ti ho visto ed ho dovuto abbassare lo sguardo, non volevo che vedessi che stavo per piangere dalla gioia di averti si fronte e prendevo coscienza del fatto che avevo perso trascorso invano tutta la mia vita, almeno fino a quel momento.




Se hai gradito questa lettura, condividila. 

Grazie


RINASCITA






Dal giorno in cui questo blog è nato sono passati solo sette anni, però il mondo era davvero molto diverso da come lo stiamo vivendo. I semi della rivoluzione tecnologica nella quale siamo immersi erano già stati piantati, ma i primi frutti erano a disposizione di pochi. 

Pensateci, Facebook, twitter, instagram, tutti questi social network esistevano già, ma erano per lo più limitati nell'uso, anche perché richiedevano essenzialmente un PC. Era davvero difficile trovare la massaia o il professionista cinquantenne intenti a pensare cosa inserire sul proprio profilo. Oggi no, oggi possiamo postare, taggare, inserire foto e condividere video praticamente ovunque e questo grazie agli smartphone che all’epoca erano rari.

Ecco, io me li ricordi quei giorni, quando con un PC, un cavetto di 5 mt e un cellulare usato come modem, davo vita a questa mia isola, dando ad essa un senso simile a quello che hanno ormai la stragrande maggioranza delle bacheche di FB. Quell’intuizione aveva uno scopo, un fine, creava attenzione, oggi è irrimediabilmente fuori luogo e sempre e comunque in ritardo, praticamente inutile.
Interpretata così la situazione ha quindi ben poco senso tenere in piedi la baracca, perché di soddisfazioni me ne sono tolto, perché così non rovinerei il tutto e comunque uscirsene dopo un milione di pagine visitate può essere pur sempre annoverato come un successo.

C’è però qualcosa che sui social network non troverete mai e invece potrebbe dare un senso ed uno scopo a questo mio spazio, parlo della mia fantasia che prende vita sotto forma di racconti e quando avrà di nuovo un senso, anche quello di poesia.

Ecco quindi il motivo della “Rinascita “, da oggi questo sarà ancor di più il mio blog, il mio spazio esclusivo, il canovaccio su cui appuntare i miei voli pindarici e pazienza se non ci sarà più nessuno a visitarmi, qui continuerò a divertirmi scrivendo e condividendo le mie follie con chi le vorrà leggere.

Vi preannuncio che un racconto è già pronto e sto iniziando, dopo una fase di studio e di ricerca, la scrittura di qualcosa di lungo e complesso, che spero vi piacerà.


Il guardiano




FOTOGRAFANDO - Paestum



Il primo giorno di primavera immerso nella storia e con un paio di gratificazioni personali che non lasciano ombra di dubbio. 

La nuova stagione inizia davvero bene 



FOTOGRAFANDO - Salerno ultimo giorno d'autunno




Ultima domenica di inverno, domenica delle palme, ma soprattutto una gran bella giornata. 

Splendidi panorama 

TRIVELLA





Il problema è serio,

Prima la polemica sulla bellezza ed il peso della candidata sindaco 5 stelle, come se fossero le qualità più importanti per essere amministratore di una città, poi il dibattito sulla capacità o meno di una mamma ad occupare la poltrona di sindaco di Roma ed infine lo slogan che campeggia in alto e che serve a spronare a votare SI al prossimo referendum, slogan che spero non sembri solo a me di una volgarità intrinseca incredibile. 

Mi chiedo quindi, se nella settimana che segue la festa della donna, gli uomini abbiano il diritto di sparare idiozie impunemente, solo perché hanno regalato delle mimose o è semplicemente un effetto collaterale di questo mancato inverno, che fa venire fuori le caxxate come se nulla fosse?
Perché a mio avviso non ci sono altre spiegazioni, io almeno non ne trovo di razionali. 

Boh, aiutatemi a capire, per favore....




FOTOGRAFANDO - Allucinante




Questa è solo una foto e non rende l'idea fino in fondo, ma visto sul luogo, ciò che resta dell'alluvione beneventana, fa davvero impressionane.

Allucinante davvero.

Sul mio fb altre foto 




FOTOGRAFANDO - Divina parete






Divina parete o parete di vino? Mi sa che entrambe siano perfettamente descrittive dello "spettacolo" che mi si è parato innanzi, quando ho scattato questa foto, anche perchè parliamo di Taurasi, Greco di Tufo e Fiano di Avellino, mica vino da tavola qualsiasi...








IL GRATTACIELO




Alla fine sarà il secondo grattacielo più alto al mondo e questo time lapse ci mostra come è stato costruito.

7 anni di fotografie

350.000 foto

631 metri di altezza

128 piani

8 terabyte di dati immagazinati dal regista Joe Nafis

1.8 miliardi di euro il costo della struttura

166 ascensori che viaggiano a 66 km orari

Numeri, meri numeri, ma impressionanti, se pensate a cosa non era in grado di fare solo un secolo l'essere umano.






L'ESSENZIALE - Marco Mengoni







Sostengono gli eroi
"Se il gioco si fa duro, è da giocare!"
Beati loro poi
se scambiano le offese con il bene
Succede anche a noi
di far la guerra e ambire poi alla pace
e nel silenzio mio
annullo ogni tuo singolo dolore
per apprezzare quello che
non ho saputo scegliere

Mentre il mondo cade a pezzi
io compongo nuovi spazi e desideri che
appartengono anche a te
che da sempre sei per me
l'essenziale

Non accetteró
un altro errore di valutazione,
l'amore è in grado di
celarsi dietro amabili parole
che ho pronunciato prima che
fossero vuote e stupide

Mentre il mondo cade a pezzi
io compongo nuovi spazi e desideri che
appartengono anche a te
Mentre il mondo cade a pezzi
mi allontano dagli eccessi
e dalle cattive abitudini
torneró all'origine
torno a te che sei per me
l'essenziale

L'amore non segue le logiche
Ti toglie il respiro e la sete

Mentre il mondo cade a pezzi
io compongo nuovi spazi e desideri che
appartengono anche a te
Mentre il mondo cade a pezzi
mi allontano dagli eccessi
e dalle cattive abitudini
torneró all'origine
torno a te che sei per me
l'essenziale