Visualizzazione post con etichetta JOHN KEATS. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta JOHN KEATS. Mostra tutti i post

16 apr 2013

JOHN KEATS - Voglio una coppa piena fino all'orlo





Che terribile bellezza!
Da quest'istante strappo dalla mia mente
qualsiasi altra donna
Terenzio, Eunuco,

Voglio una coppa piena sino all'orlo
E dentro annegarci l'anima:
Riempitela d'una droga capace
Di bandire la Donna dalla mente.

E non voglio dell'acqua poetica, che scaldi
I sensi al desiderio lussurioso,
Ma una sorsata profonda
Tracannata dalle onde del Lete,

Per liberare con un incanto il mio
Petto disperato dall'immagine
Più bella che gli occhi miei festanti
Videro, intossicandone la mente.

È inutile  mi perseguita struggente





21 gen 2013

JOHN KEATS - Non posso esistere senza di te







Non posso esistere senza di te.
Mi dimentico di tutto tranne che di rivederti:
la mia vita sembra che si arresti lì,
non vedo più avanti.


Mi hai assorbito.
In questo momento ho la sensazione come di dissolvermi:
sarei estremamente triste senza la speranza di rivederti presto.


Avrei paura a staccarmi da te.
Mi hai rapito via l'anima con un potere cui non posso resistere;
eppure potei resistere finché non ti vidi;
e anche dopo averti veduta mi sforzai spesso di ragionare
contro le ragioni del mio amore.

Ora non ne sono più capace.
Sarebbe una pena troppo grande.

Il mio amore è egoista.
Non posso respirare senza di te.






13 dic 2012

BRIGHT STAR - The swan song






Fulgida stella,
fossi fermo come tu lo sei
 ma non in solitario splendore sospeso alto nella notte,
 a vegliare, con le palpebre rimosse in eterno,
 come paziente di natura, insonne eremita,
 le mobili acque al loro dovere sacerdotale
 di puro lavacro intorno a rive umane,
 oppure guardare la nuova maschera dolcemente caduta
 della neve sopra i monti e le pianure.

 No - pure sempre fermo, sempre senza mutamento,
 vorrei riposare sul guanciale del puro seno del mio amore,
 sentirne per sempre la discesa dolce dell’onda e il sollevarsi,
 sempre desto in una dolce inquietudine
 a udire sempre, sempre il suo respiro attenuato,
 e così vivere in eterno - o se no venir meno nella morte.





KEATS







Oggi mi va di rendere omaggio John Keats e pensare, immaginare, vivere quella sua arte splendida, la sua ispirazione che lo ha reso immortale e unico nel suo genere. Certamente, però,  non invidierò la forza con la quale riuscì ad amare con la stessa intensità la sua donn, sino al suo ultimo istante, oltre il suo ultimo respiro, perché in questo, almeno in questo, siamo davvero identici. 


Chi mi disse "tu sei come lui" non poteva davvero immaginare quanto tutto questo fosse vero



16 mag 2012

MIA CARISSIMA






Le musica e la lettura mi rilassano, mi fanno superare agevolmente i momenti difficile, regalandomi senza nessun preavviso, gioie inaspettate. 

Ieri mattina, mentre ero alla ricerca di un momento di svago, ho optato per la lettura di questa breve lettera di Jonh a Fanny e mi è venuta voglia di farvela leggere, perché seppure stringata, seppure semplice, seppure priva di altissimi momenti poetici, gronda amore da ogni singola lettera.

Mi auguro davvero che adesso siano insieme per l'eternità, ed oltre.....



Mia carissima Fanny,

  il potere della tua benedizione non è di natura così debole da affievolirsi in ventiquattro ore - è come un sacro Calice consacrato una volta per sempre. Bacerò il tuo nome e il mio dove si sono posate le tue Labbra. Labbra! Perché un povero recluso come me dovrebbe parlare di cose simili? Ma, grazie a Dio, benché io le consideri piaceri più preziosi dell'universo, traggo una consolazione indipendente da esse, dalla certezza del tuo affetto. Potrei scrivere un canto sul tipo della Patetica di Tom Moore* sulla Memoria, se ciò mi fosse di un qualche sollievo. Ma no, non lo sarebbe. Sarò ostinato come un Pettirosso, ma non canterò in gabbia. La salute è il paradiso che sogno e tu sei l'Huri** - credo che questa parola sia tanto singolare che plurale - se è soltanto plurale, non importa - tu sei mille Huri.


Sempre tuo con affetto,

mia carissima,

J. K.

E' meglio che tu non venga.




* Tomas Moore (1779 - 1852), poeta irlandese, autore delle Melodie irlandesi, in cui unisce alla poesia, musiche tradizionali.

** Le Huri sono, secondo la tradizione islamica, giovani vergini che attendono gli uomini al loro arrivo in Paradiso







11 mag 2012

JOHN KEATS - Ode all'usignolo





Ode all'usignolo


Il cuore si strugge ed un sonnolento torpore
affligge i sensi, come se ebro di cicuta,
o d’un sonnifero pesante trangugiato
pochi istanti fa, fossi affondato nel Lete:
è non certo per invidia della tua felice sorte,
ma troppo felice nella tua felicità.
Tu, arborea driade dalle lievi piume,
che in una macchia melodiosa
di faggi verdi e sparsa d’ombre innumerevoli
canti l’estate la felicità a gola spiegata.

O per un sorso di vino! Che sia stato
rinfrescato da secoli nelle profondità sotterranee,
sapido di Flora e di prati verdi,
di danza, di canti provenzali, d’allegria solare!
Oh, sì, bere una coppa colma di calore,
pregna di rosso, Ippocrene pura e sincera,
con rosari di bolle occhieggianti sull’orlo,
e la bocca macchiata di porpora;
sì, poter bere, e inosservato lasciare il mondo
per svanire, infine, con te, nelle foreste oscure.

Sparire, lontano, dissolvermi, e dimenticare poi
ciò che tu, tra le foglie, non hai mai conosciuto:
il languore, la malattia, l’ansia.
Qui dove gli uomini seggono e odon l’un l’altro gemere,
qui, dove il tremito scuote gli ultimi, scarsi capelli grigi,
dove la giovinezza impallidisce, si consuma
e spettrale muore,
dove il pensare stesso è riempirsi di dolore,
e la disperazione regna, dagli occhi di piombo,
dove la bellezza vede spenta la luce dallo sguardo
e il nuovo amore non riesce a struggersi oltre il domani.

Lontano! Lontano! e arrivare da te,
non portato da Bacco e dai suoi pargoli,
ma sulle invisibili ali della poesia,
anche se la mente, ottusa, si confonde e indugia:
già lì, con te, tenera è la notte,
con la sua luna regina sul trono
e le fate stellate tutt’intorno:
qui, invece, non c’è luce alcuna,
se non quella che dal cielo con la brezza spira
per verdeggianti tenebre e sinuosi sentieri di muschio.

Non vedo quali fiori siano ai miei piedi,
né che dolce incenso impenda sui rami,
ma nella profumata oscurità intuisco ogni soavità
di cui il mese propizio dota
l’erba, il boschetto e il selvaggio albero da frutta,
il biancospino e la pastorale Eglantina,
viole, presto appassite e sepolte tra le foglie;
e la figliuola maggiore di metà maggio:
la veniente rosa muschiata, dall’umore di vino di rugiada,
mormoreggiante dimora d’insetti nelle sere estive.

Nel buio ascolto, e ben molte volte
ho quasi desiderato la confortevole morte,
l’ho chiamata con soavi nomi in molte meditate rime,
l’ho pregata perché via si portasse nell’aria il mio respiro.
Or più che mai mi pare bene morire:
spegnersi a mezzanotte, senza alcun dolore,
mentre tu versi fuori l’anima
in tale estasi!
Tu canteresti ancora: ed io avrei orecchie invano,
al tuo alto requie divenuto una zolla.

Tu non nascesti per morire, tu, piuma immortale!
Le affannate generazioni non ti calpestano,
e la voce, che odo in questa fuggevole notte, fu udita
in antichi giorni da re e da villani:
forse è lo stesso canto che il sentiero trovò
nel cuore di Ruth, quando afflitta da nostalgia
ella stette in lagrime tra il grano straniero;
lo stesso, forse, che spesse volte ha
incantato magiche finestre, aperte sulla schiuma
di perigliosi mari, in fatate terre deserte.

Deserte! Come una campana risuona questa parola
che rintocca per ritrarmi da te alla mia solitudine!
Addio! La fantasia non può frodare così bene
com’ella ha fame di fare, ingannevole silfo.
Addio, addio. La tua antifona dolorosa svanisce
oltre i prati vicini, oltre la silenziosa corrente,
su per il colle per svanire appieno
tra i boschi della vicina valle.
È stato un sogno? O una visione?
Svanita è quella musica: dormo o son desto?

4 apr 2012

JOHN KEATS - Tre giorni d'estate






Mia diletta signora, 

mi trovo adesso innanzi una mena finestra di questo cottage donde si scorge una campagna collinosa e si intravede il mare.

La mattinata è assai bella. 
Non sò quanto sarebbe agile il mio spirito, quale piacere potrei trarre dal dimorare qui se il vostro ricordo tanto non gravasse su di me.. domandatevi amore mio se non siete stata molto crudele ad avermi avvinto così.. così distrutto la mia libertà.

Quanto a me non sò come esprimere la mia devozione per una creatura di tale bellezza.. vorrei una parola più fulgida che fulgore.. più bella che bello.. vorrei quasi che noi fossimo farfalle.. e vivessimo appena tre giorni d'estate.. tre simili giorni con voi li colmerei di tale delizia che cinquant'anni comuni non potrebbero mai racchiudere..

Confesserete questo in una lettera?.. dovete scrivermi immediatamente.. e dite in essa tutto quel che potete per consolarmi.. fatela densa come una pozione di papaveri per inebriarmi scrivete le parole più dolci e baciatele che io possa almeno posare le mie labbra dove furono le vostre








Qualcuno ha riconosciuto il sottofondo come una composizione di Yiruma River flows in you. Ecco è stata quella musica a farmi scoprire per puro caso questa perla, il matrimonio perfetto tra due degli artisti che più amo. 
Ne ho goduto davvero.
.

12 gen 2012

DOLCISSIMA FANNY





E' diventata pian piano una passione anche mia, l'amore di John per Fanny, a tal punto, che rillegendo alcune sue lettere l'altra sera, ho deciso di proporvi questa. Necessitava però di essere in primo luogo trascritta, perchè irreperibile sul web, ma l'ho fatto volentieri.

Ho rispettato la punteggiatura e le maiuscole, così come tradotte nel libro Leggiadra Stella del quale trovate l'introduzione cliccando qui. Se poi, avete la necessità o la voglia di recuperare altre notizie su di loro cliccando qui  potrete accedere ad esse.




Dolcissima Fanny,

Temi a volte, che io non ti ami come vorresti?
Mia cara Fanciulla, ti amo sempre, sempre e senza riserve.  Più ti conosco e più ti amo. In ogni caso - anche le mie gelosie non sono che angosce d'amore; nell'accesso più violento avrei voluto morire per te. Ti ho vessata troppo. Ma per amore. Posso forse evitarlo? Tu sei sempre nuova. Il tuo ultimo bacio è sempre il più dolce, l'ultimo sorriso il più radioso, l'ultimo gesto il più leggiadro. Quando ieri sei passata sotto la mia finestra, ero colmo di ammirazione, come se ti vedessi per la prima volta.
Una volta hai espresso il rammarico che io amassi soltanto la tua Bellezza. Non ho dunque altro da amare in te? Non vedo forse un cuore, per sua natura alato, imprigionarsi con me?

Nessuna prospettiva avversa è in grado di distogliere da me i tuoi pensieri per un solo momento. Ciò potrebbe essere motivo di dolore oltre che di gioia - ma di questo non voglio parlare. Anche se non mi amassi io non potrei nutrire per te che una devozione totale: quanto più profonda devo quindi sentirla, sapendo che tu mi ami.

Mai una mente più inappagata e più inquieta della mia fù posta in un corpo troppo piccolo per contenerla. Mai ho sentito la mia mente riposare con gioia totale e serena su alcuna cosa - su alcuna persona tranne te. Quando sei nella stanza, i miei pensieri non fuggono mai dalla finestra: tutti i miei sensi si concentrano su di te.

L'ansia che trapela dal tuo ultimo biglietto riguardo ai nostri Amori è fonte di grande piacere per me: ma non devi più permettere che simili congetture ti turbino, come non crederò più che tu possa nutrire il minimo risentiento nei miei confronti.

Brown è uscito - ma c'è la signra Wyle- quando se ne sarà andata sarò sveglio per te.



Il tuo affezionatissimo
J. Keats





21 nov 2011

JOHN KEATS - La dolcezza di quel viso






Stupenda conclusione, di una domenica sera trascorsa tra scittura e musica, questa poesia mi è piaicuta immensamente e mi andava di riproporvela questo lunedi mattina, che sia di auspicio, per una settimana piena di passione, per tutti.



LA DOLCEZZA DI QUEL VISO


Lo sfavillio del suo sguardo splendente
E quel seno, terrestre paradiso.

Mai più felice sarà la vista mia,
Ché ha perso il visibile ogni sapore:
Perduto è il piacere della poesia,
L'ammirazione per il classico nitore.

Sapesse lei come batte il mio cuore,
Con un sorriso ne lenirebbe la pena,
E sollevato ne sentirei la dolcezza,
La gioia, mescolata col dolore.

Come un toscano perduto in Lapponia,
Tra le nevi, pensa al suo dolce Arno,
Così sarà lei per me in eterno
L'aura della mia memoria.


 John e Fanny hanno avuto e avranno per sempre, largo spazio su questo blog clicca qui.  

Anche se questa poesia, è leggermente diversa dalle altre, perchè c'è un ardore e un maschile desiderio che fino ad ora non era affiorato, mi ha coinvolto intensamente e ha sublimato una stupenda serata.

Semplicemente adoro John Keats.



Il numero di postepay,  su cui effettuare i versamenti a favore di Gavino è
5299 4806 1380 6820

Intestata a Orsolina Deriu

C. Fisc  DRE RLN 67M61 G924V




REGALIAMO UN POSSIBILE FUTURO A GAVINO, TUTTI INSIEME.


E  ANCORA OGGI



REGALIAMO UN POSSIBILE FUTURO A GAVINO, TUTTI INSIEME.



26 set 2011

PER AMORE SOLO PER AMORE






Una leggera, ma persistente indisposizione, mi mette nelle condizioni di rimandare a domani la pubblicazione del "pezzo" che intendevo postare oggi, non ho potuto correggerlo, né tantomeno riportarlo in digitale.
Mi e Vi regalo quindi, delle altre frasi di John Ketas alla sua amata Fanny e non mi sembra affatto un ripiego, anzi.




Le stelle mi sembrano così fredde nel cielo, mentre ho ancora molte miglia da percorrere. Eppur poco m'importa di questa fredda aria tetra, o delle foglie cadute così tristemente, o di quei fulmini d'argento che saettano in alto, o di quanto sia distante un confortevole rifugio: perché ora trabocco d'amore per quella creatura celeste che ho incontrato.. 


Mi hai rapito via l'anima con un potere cui non posso resistere; eppure potei resistere finché non ti vidi; e anche dopo averti veduta mi sforzai spesso di ragionare contro le ragioni del mio amore. Ora non ne sono più capace, sarebbe una pena troppo grande. Il mio amore è egoista, non posso respirare senza di te...


Non sono sicuro di niente se non della santità degli affetti del cuore, e della verità dell'immaginazione. Ciò che l'immaginazione coglie come bellezza deve essere verità, che esistesse prima o no, perché ho delle passioni la stessa idea che ho dell'amore: che sono tutte, al massimo della loro intensità, creatrici di bellezza pura...


 Jhon Keats


E  ANCORA OGGI




SAKINEH NON DEVE MORIRE

9 set 2011

UN AMORE COSI' GRANDE




Si, le melodie ascoltate sono dolci, ma più dolci ancora sono quelle inascoltate. Su, flauti lievi, continuate, ma non per l'udito; preziosamente suonate per lo spirito arie senza suono.



Qui giace uno il cui nome era scritto sulle acque.


Vorrei che fossimo farfalle e che vivessimo tre soli giorni d'estate  -  tre giorni così, con te, sarebbero più  colmi di delizie di quante ne potrebbero contenere cinquant'anni di vita ordinaria.



Mia cara Fanciulla, ti amo sempre, sempre e senza riserve. Piu' ti conosco e piu' ti amo.




Quando sei nella stanza, i miei pensieri non fuggono mai dalla finestra: tuttii miei sensi si concetrano su di te.



E  ANCORA OGGI






SAKINEH NON DEVE MORIRE

MIA MALIZIOSA



Buongiorno guardiano,

Ti scrivo per ringraziarti dell'invito, che all'inizio di questa settimana mi hai fatto. Come hai visto ho accettato e sono onorato di vedere il mio nome affianco al tuo, tra i collaboratori del blog.

Voglio quindi iniziare quest'avventura facendoti un regalo, che sono certo ti piacerà.

Prima di me, alla bottega, altri sognatori si sono avvicendati nel ruolo di custode e l'elenco è composto da persone note e altre sconosciute ai più. Quando poi la vedrai, un nome spiccherà tra gli altri, quello di John Keats. 

Si, proprio lui, il poeta inglese di cui tanto hai parlato in questi giorni è stato qui prima di me, nel lasso di tempo che è poi servito alla sua Fanny per raggiungerlo per sempre.

Ora, leggendo del tuo coinvolgimento e volendoti fare una sorpresa, gli ho chiesto di scrivere qualcosa e lui mi ha omaggiato di una nuova lettera alla sua amata.

Senza indugi quindi la posto di seguito (si dice così vero?). 
Se leggendola noterai che il suo stile è un pò cambiato, beh non ti dimenticare che sono passati quasi due secoli dalla sua morte e seppure i sentimenti sono immutati, i linguaggi e i modi di esprimersi invece lo sono.

Ti lascio quindi libero di leggerla e spero ti piaccia, così come è piaciuta a me.


Il custode dei sogni




La bottega dei sogni, 08 settembre 2011

Mia adorata maliziosa,


E' passato non so più nemmeno io quanto tempo dall'ultima volta che ti ho spedito una lettera. I giorni si sono persi nei mesi e i mesi si sono confusi con gli anni, che adesso si possono contare a decine, a centinaia. 
Oggi però il mio spirito ha di nuovo la possibilità di parlarti, nel modo che mi è più facile, che mi è più consono e corono così il sogno di scriverti ancora una volta del mio grande amore per te.

Siamo ormai vicni nell'immensità e nulla ci potrà mai più separare. 
Ci siamo ritrovati qui, in un mondo in cui il mio corpo e la mia povertà non potranno più essere di intralcio alla nostra felicità. Quella felicità che ci siamo meritati durante il nostro viaggio terreno e della quale potremo godere per sempre. In questo mondo dove tutto è perfetto, la bellezza di ciò che sentiamo si trasforma in qualcosa di ancora più sublime, di immenso.

Però, al di là di tutto ciò che ti ho già detto, oltre all'amore che ho già avuto modo di portarti, sentivo viva la voglia di scriverti ancora una lettera, mia dolce follia, perchè anche se la purezza e la forza del nostro amore, lo hanno immortale, sento dentro di me lucida la necessità di alimentare quella fiamma eterna, che brucia in noi, come se fosse la prima volta.

Non smetterò mai di ammirarti, di desiderarti, di volerti, pur sapendoti ormai mia, perchè ogni istante di te mi è insufficiente, perchè tu sei stata l'essenza pura dei miei giorni, la forza di cui avevo bisogno per desiderare una nuova alba, lo stimolo necessario per vivere quei giorni nei quali, pur sapendo che andavo velocemente incontro alla morte, ogni istante mi era dolce, perchè lo condividevo con te, nella speranza di un nostro nuovo incontro.

Ancora adesso, se ripenso alle tue labbra che sfiorano le mie, un brivido intenso mi scuote irrefenabile e nel momento stesso della mia morte, il dolore più intenso che ho provato, non era per il distacco dal mio corpo, ma per la piena consapevolezza che mai più avrei potuto assaporare il dolce sapore della tua bocca.

I tuoi occhi hanno rischiarato il mio cammino, ottenebrato dalla morte. I tuoi sorrisi hanno riscaldato il mio cuore sofferente e se ripenso a te e a come ti sentivo mia in quei momenti, so che non ho vissuto niente di altrettanto meraviglioso. 

Nessuna donna è mai stata più bella di te, nessuna lo sarà mai

Mio splendente amore,

la mia anima era già tua, sin dal momento stesso della mia nascita e ora so per certo, che ogni mio gesto, ogni mia parola, ogni mio respiro, dall'istante in cui mi sono dichiarato a te, aveva un solo scopo, saperti felice e ne sono certo, non sarei mai statoi concepito se non fossi nata tu e non sono morto, perchè ho avuto  la possibilità di amarti. 

L'amore oltre la vita, più forte della morte, ha un solo nome, Fanny

Ancora, per sempre tuo, John




E  ANCORA OGGI





SAKINEH NON DEVE MORIRE

MIA DOLCE FANCIULLA




All'affresco, che questa settimana ho cercato di dipingere, si aggiunge un nuovo, splendente tratto, una delle lettere che John ha scritto alla sua amata Fanny e questa è davvero una primizia, perchè è una novità assoluta per internet. 

Prima di questo momento non era disponibile ed è stata scritta di proposito per questo blog, per questo post, per questo momento, perchè anche voi, come me ne possiate godere.

Adesso il puzzle è quasi completo, perchè qui mi fermo io. Questo è il mio ultimo scritto, ma il post più bello è a mio avviso il prossimo, che si sposa con questo e ne esalta la bellezza e lo dico con una punta di invidia, verso chi lo ha immaginato e scritto.

Vi invito quindi a immergervi nell'amore e a riemergere da esso, quando avrete completato la lettura del prossimo post.



Newport, 10 luglio 1819 

Mia dolce Fanciulla,
 
la tua lettera mi ha dato una gioia che nessun'altra cosa al mondo eccetto tu stessa puo' darmi.


In verita' sono stupito che una persona assente possa avere sui miei sensi quel voluttuoso potere che sento. Anche quando non ti penso ricevo il tuo influsso e una grande tenerezza mi pervade.
Trovo che tutti i miei pensieri, tutti i miei giorni e le mie notti piu' infelici non mi abbiano affatto guarito dal mio amore per la Bellezza, al contrario l'hanno reso cosi' intenso che mi sento meschino a non averti qui con me: o piuttosto, respiro in quella sorta di noiosa rassegnazione che non puo' esser chiamata Vita
.
Non ho mai saputo prima che cosa fosse un amore simile a quello che tu mi hai fatto provare; non ci credevo; la mia Immaginazione lo temeva, temeva che mi bruciasse. Ma se tu mi amerai pienamente, qualunque fuoco ci sia, non sara' piu' forte di quello che potremo sopportare quando saremo inumiditi e irrorati dai Piaceri.
 
Menzioni "gente orribile" e mi chiedi se dipenda da loro che io ti riveda.
Sforzati di capirmi, amore mio, ti ho nel cuore a tal punto che devo farmi Mentore quando scorgo un pericolo per te. Io non vorrei vedere altro che Piacere nei tuoi occhi, amore sulle tue labbra, e Felicita' nei tuoi passi.
Vorrei vederti tra quegli svaghi adatti alle tue inclinazioni e al tuo animo; cosi' che i nostri amori fossero una delizia tra tanti Piaceri abbastanza gradevoli, piuttosto che una risorsa contro fastidi e affanni. Ma dubito molto che nel caso peggiore saro' abbastanza filosofo da seguire i miei stessi precetti: se vedessi che la mia decisione ti causa dolore, non potrei. Perche' non posso parlare della tua Bellezza, dal momento che senza di essa non avrei mai potuto amarti?
 
Non so concepire altro inizio che non sia la Bellezza, per un amore come quello che nutro per te.
Puo' esserci una sorta di amore per il quale, senza la minima ironia, ho il piu' alto rispetto e che posso ammirare in altri: ma esso non ha la ricchezza, lo splendore, la forma piena, l'incanto dell'amore che sente il mio cuore. Lascia dunque che parli della tua Bellezza, anche a mio rischio; se mai tu fossi cosi' crudele con me da sperimentare altrove il suo Potere.
 
Dici di temere che io possa pensare che non mi ami - cosi' dicendo mi fai desiderare ancor piu' di esserti accanto. Qui faccio diligente uso delle mie capacita', non lascio passare giorno senza allungare qualche verso sciolto o inanellare qualche rima; devo ora confessare (dato che sono sull'argomento) che ti amo ancor di piu' in quanto credo di esserti piaciuto per quello che sono e null'altro.
Ho incontrato donne che, son convinto, vorrebbero essere sposate a un Poema ed essere accompagnate all'altare da un Romanzo.


Ho visto la tua Cometa e vorrei soltanto che essa fosse un segno di guarigione per il povero Rice, poiche' la malattia lo rende un compagno un po' malinconico: tanto piu' quanto si sforza di dominare i suoi sentimenti e di nascondermeli con Giochi di parole forzati.


Ho baciato il tuo scritto nella speranza che tu mi abbia accontentato lasciandovi una traccia di miele.


Come e' stato il tuo sogno? Dimmelo e io lo interpretero'.


Sempre tuo, amore mio!

John Keats

Non accusarmi di indugiare. Qui non abbiamo la possibilita' di spedire lettere ogni giorno.

Scrivi subito.



E ANCORA OGGI








SAKINEH NON DEVE MORIRE

8 set 2011

LEGGIADRA STELLA - Introduzione





Quella che leggerete di seguito, è l'introduzione al libro "Leggiadra stella".

E' effettivamente molto lunga e richiederà tanto del vostro tempo e molta attenzione, ma racconta con dovizia di dettagli, tutta la storia d'amore di John e Fanny, spiegando il contesto in cui viene vissuta e tutto ciò che ha scatento. 

Seppure vi porterà via molti minuti, rubandoli di certo a cose più importanti, vi consiglio di leggerla, perchè solo così potrete comprendere e vivere ciò che loro hanno provato e se poi pensate anche a quanta fatica mi è costata  scriverla interamente, 180 secondi glieli dedicherete, fosse anche solo per farmi contento.

Fidatevi, merita.



La ragazza della porta accandto

E' proprio alla lettera così: Fanny Brawne, e cioè la giovane donna per cui il poeta John Keats perde la testa, abita nella casa accanto. Oltre la porta di fronte, nel cottage a lato. A Wentworth Place. La casa è ancora lì, bianca e linda, ora la sede del Keats Museum, la Keats House di Londra. Le grandi vetrate aprivano (e aprono) su un giardino ben curato con un susino, e un gelso. In questo giardino Keats ascolta una notte l'usignolo. Dall'altra parte, una siepe d'alloro separa la casa dalla strada che sale verso Hampstead Heath. Allora, come oggi, quel bianco edificio suggerisce l'Arcadia.

La storia breve, intensa, tragica, come breve e intensa e tragica è la vita del poeta John Keats, è questa: Francis Brawne, vedova sin dal 1810, con tre figli a carico - Fanny, Samuel e Margaret - nella primavera del 1819 affittò la parte della casa di Wentworth Place, dove abitavano i Dilke. Già qualche mese prima madre e figli erano andati a trovare i Dilke, moglie e marito e figlio nella loro casa di Hampstead e avevano sentito parlare del poeta, che era amico di Charles, il quale a sua volta era amico di Brown.  E in un'altra occasione anch'essa formale, mondana, sempre con gli stessi amici, ne fecero la conoscenza. Era l'agosto del 1818, Keats era appena tornato dal suo viaggio in Scozia. Viveva non molto lontano, a Well Walk, ed era tutto dedito alle cure del fratello Tom, che stava morendo di tisi. Nella prima serata in cui Keats e Fanny si incontrarono, non scoccò nessuna scintilla. Il poeta, turbato per la malattia del fratello Tom, non brillò nella conversazione, mentre la vivacità di Fanny semmai lo colpì negativamente. Che fosse una Cressida? mobile qual piuma al vento? niente affatto seria?  pronta a tradire Troilo per Diomede? Del  genere questo o quello per me pari sono?

A dicembre, sepolto il fratello, Keats si trasferì nella metà della casa di Wentworth, che apparteneva a Brown. Così si ritrovò porta a porta con la famiglia Brawne, e poteva vedere Fanny entrare e uscire in giardino e per strada. A ogni ora del giorno i due innamorati si scambiavano visite, occhiate e biglietti. E l'amore scoppia, ed è una passione bruciante. Tanto bruciante che si sospetta che sia non la tisi, presa dal fratello per contagio, o nel Dna della famiglia, visto che anche la madre ne è morta, ma la passione d'amore a ucciderlo.

Così pensano certi amici, compreso Brown: per gelosia, per dispetto. Avevano tutti scommesso sulla sua devozione totalitaria alla poesia, e ora? In effetti, come un monaco di clausura, unico e solo nel monastero della sua immaginazione, s'era finora rappresentato a Keats. E aveva semmai mostrato diffidenza, protestato indifferenza nei confronti delle donne. E ora?Ora lo prende il delirio dell'amore, una febbre, un'eccitazione incontrollabile, e vorrebbe come ogni altro uomo amare, amare...Vorrebbe vivere per amare una donna che paragona a una stella, alla quale si rivolge come alla "sua" stella lucente. La più lucente.

Il poeta stesso è turbato, è perplesso, si contraddice. Nell'estasi dell'innamoramento, l'ambivalenza del sentimento esplode. Nel come si rivolge alla donna che grida di amare, traspare l'angoscia e come sulla striscia di Moebus l'ammirazione scivola nell'invidia. A Fanny piace ballare? a Fanny piace giocare a carte? andare alle feste? uscire di casa? incontrare gente sconosciuta? No, non può farlo. Non deve. Non sta bene. E' un tradimento. Dall'altra parte, a Fanny che è viva, piace vivere. E' una colpa?

Agli occhi di Keats che muore sì. E' la prova lampante della loro incompatibilità. Quale più invincibile agente di separazione si può immaginare se non la morte? Il moribondo Keats guarda la viva Fanny con invidia, con nostalgia, e mentre la contempla e la desidera cresce il proprio senso di sventura, di miseria...Come può immaginare il moribondo di conquistare la viva? la vita?
Il senso di esilio che il giovane ingegnere Hans Castorp sa cogliere negli sguardi dei ricoverati del sanatorio di Davos, la scintilla di invidia che Thomas Mann saprà descrivere così bene nello sguardo dell'artista tormentato Tonio Kroger nei confronti del sano e biondissimo Hans e della florida Ingeborg, è già qui, nello sguardo del poeta Keats che ama la sua Fanny. E nello stesso momento affronta una tremenda verità che lo annienta: se prima aveva pensato che fosse la devozione all'arte - alla quale aveva scelto di sacrificare sé stesso- a renderlo straniero al mondo, ora scopre, che non ha niente da sacrificare, perché la sua vita lo paga alla sventura di una morte così precoce, così maligna, da togliergli l'amore e la poesia in un solo colpo.

Keats ha studiato medicina. Sa quello che gli accade. Il 3 febbraio del 1820 osserva il colore del sangue che sputa dalla bocca dopo un attacco di tosse che lo lascia spossato. Chiede a Brown che accorre in suo aiuto di avvicinare la candela: vuole vedere bene. Guarda e lo riconosce: è sangue arterioso. Con tono oggettivo, distaccato, diagnostico aggiunge: è un annuncio di morte. Dice per la precisione: questa macchia di sangue che vedi sul lenzuolo è un mandato di cattura, è un ordine di esecuzione. Muoio.

Questa verità la deve alla scienza: ha studiato medicina, ripeto; ha visto morire la madre, ha curato fino alla fine il fratello. Eppure come accade con i malati terminali, accanto alla lucida diagnosi, proprio accanto, mantiene viva nella coscienza la speranza. E' probabile che sia umanamente impossibile all'io vivo ospitare il pensiero nudo e crudo di sé morto. Così Keats sa di morire, vive ogni giorno come fosse l'ultimo; e insieme finge di poter guarire. Come quando si giocava da bambini, e si diceva: facciamo che io ero il re e tu la regina. Così fa Keats con Fanny: se le ingiunge di lasciarlo, perché non è giusto che stia con un uomo come lui, tanto malato, tanto povero, quando lei risponde che no, non lo lascerà mai - è felice. Sembrano sinceramente credere entrambi che la guarigione sia possibile, vicina. Addirittura un certo medico fa l'ipotesi che sia una malattia nervosa, quella che affligge il poeta: è l'ansia della poesia, è l'angoscia dell'amore. Niente affezione polmonare, nessuna lesione organica. Sennonché, tra breve una nuova emorragia non lascerà scampo alle congetture psicosomatiche.
Intanto, poiché  Brown d'estate affitta la sua parte di casa, per racimolare qualche soldo, il poeta deve trasferirsi e va a Kentish Town. Non è molto lontano, ma non può sopportare la distanza. La separazione fisica del suo amore, che ora è tutta la sua vita, gli risulta intollerabile, e a metà agosto si presenta a Wentworth Place. Febbricitante, ammalato, viene accolto dalla signora Brawne oltre la porta. Ora Fanny non è più "la donna della porta accanto", lui è entrato nel suo grembo. 

Per un mese intero, fino al 13 settembre 1820, Keats fu amorosamente curato dalla madre e dalla figlia. Fanny è sempre lì accanto a lui, parlano, sognano insieme una vita che non avranno. Si scambiano anelli e promesse. Ma è amore-carità o amore-passione?E' eros, o agape? è interesse, desiderio, o pietà?

La salute peggiora e viene deciso da medici e amici che il malato partirà per climi migliori: andrà in Italia, a Roma, per guarire. Malgrado il dolore della separazione i due amanti acconsentono allo strazio. Fanny gli fodera il cappello di seta, perché sia più caldo. Gli regala un quaderno. Un tagliacarte d'argento. Una corniola bianca. ( L'amico Severn, che l'accompagna nel viaggio, racconta che Keats l'avrà sempre in mano sul letto di morte: la pietra gelida gli raffredda le mani calde di febbre, al tatto è liscia, come le guance di Fanny).

Il 13 settembre 1820, un mercoledì, l'amata lo accompagna al postale di Pond Street. Di lì andrà al porto. La nave per l'Italia, la Maria Crowther, partirà la domenica seguente. Dall'emozione non parlano. Fingono una compostezza fin troppo rigida. Del resto, Keats lo confessa: è sempre stato rigido a prendere congedo. L'inchino risulta impacciato.

E ora accade una cosa strana: è come se John Keats uccidesse qui e ora il suo amore. Sale sulla nave e si stacca, si svezza. Non scriverà più a Fanny. Scriverà di lei ad altri, per dire che non può pensare all'amore, che non può scriverle, né leggere le sue lettere. Solo alla vista della sua calligrafia sulla busta il cuore batte forte, gli si spezza. Solo a vedere il nome di Fanny, ha un mancamento. Fanny è un nome in effetti carico di significato per il poeta: Fanny si chiamava sua madre, Fanny si chiama la sorella, Fanny si chiama la donna amata. Una coincidenza?

Le lettere dell'amata Fanny arrivano fino a Roma, in piazza di Spagna, dove il poeta alloggia. E' in pena, ha avuto notizie sconcertanti della sua salute. E scrive per consolare, per saperne di più. Ma lui non apre le lettere. Sa che Fanny sa, ed è crudele il suo silenzio. Alimenta in Fanny una veglia carica di sospetti e di angosce. Gli amici di Keats non la amano, è sola. Non può che ritirarsi in se stessa. Scrive però all'altra Fanny, la sorella: se perdo lui, perdo tutto. E' chiaro che l'ama.

Tutte le lettere di Fanny, sia quelle rimaste chiuse, sia quelle aperte e lette e rilette al destinatario, Keats chiese che fossero distrutte dopo la sua morte. E gli amici lo fecero. Immagino con un certo piacere.

Quelle del poeta a Fanny, invece, rimasero nelle mani di lei. Ma lei sparì. Continuò per un po’ a scrivere alla sorella del suo amato, come aveva promesso. E a giudicare da quelle lettere, ben trentuno, più una belle dame sans merci, Fanny Brawne sembra una giovane donna appassionata e sensibile, profondamente toccata dall'amore del poeta.

Aveva corrisposto il suo amore, spiegò alla sorella di lui. Mesi dopo la morte era ancora addolorata, non riusciva a riprendersi.

Portò il lutto per tre anni e passò molte notti sveglia a rileggere le sue lettere, passeggiando per Hampstead Heath. Ripensò più volte alla loro storia d'amore, così intensa e tormentata. Lei aveva appena diciotto anni, e Keats come amante si rivelò possessivo, difficile, geloso. Era anche morboso, e a volte la spaventava con il suo entusiasmo, la sua intensità di emozioni, e i suoi improvvisi scoraggiamenti, le sue disperazioni. Però, come spiegò sempre alla sorella, dalla sua morte precoce, ingiusta, se ne fece una ragione, perchè so, disse, so che il mio Keats è felice ora, più felice di quanto avrebbe potuto essere, se fosse rimasto su questa terra. Perché aveva sofferto, nessuno sapeva quanto aveva sofferto. Lei lo aveva visto soffrire. Così tanto, che se pure ne avesse avuto il potere, non sarebbe stata così egoista da richiamarlo in vita. Ma l'addolorava, spiegò, che non fosse morto vicino a lei...

Chiamò insensibili, ignoranti i medici che gli avevano fatto affrontare un viaggio duro, scomodo, fatale per niente. Non sarebbe mai guarito, come si accorse subito il dottor Clark, che lo aspettava a Roma. Mentre se fosse rimasto a Londra, avrebbe avuto i suoi amici accanto, a consolarlo. E ci sarebbe stata lei con lui...Le rimaneva comunque la consolazione della gioia che doveva per aver provato all'avvicinarsi della fine.

Ed era vero. Aveva ragione. Keats morì così: non vedo l'ora che finisca questa vita postuma, disse. E salutò la morte con parole di ringraziamento.

Negli anni a venire Fanny continuò a seguire la crescita della reputazione del giovane amante, così presto perduto. Leggeva quello che si scriveva di lui. Ma non si rivelò mai. Otto anni dopo la sua morte scrisse a Brown, che sì certo, era contenta che si riconoscesse il suo valore di poeta; anche se il fatto, confessò, non mi dà il piacere che dovrebbe. Senza vantarmi troppo della mia costanza, posso sinceramente dire che io lo ricordo e bene, e tanto mi basta. E con tono malizioso aggiunse: anzi, se fosse per me, vorrei che nessun'altro sapesse che è esistito. 

Un'altra volta scrisse in incognito una lettera di protesta contro chi pretendeva di descrivere Keats come un uomo violento, aggressivo. Quasi che il poeta fosse un innamorato furioso, come Orlando. No, non era così spiegò: era fervido, era ardente. Ma soprattutto gentile, sensibile. Si eccitava facilmente, fremeva, si infervorava, ma a lei non faceva nessuna paura, né la intimidivano i suoi eccessi emotivi.

Negli anni a venire di Fanny Brawne si perse ogni traccia. Finché un giorno - precisamente l'8 dicembre 1865, comparve sul Times un necrologio. Annunciava la morte di Frances Lindon, moglie di Louis, età sessantacinque anni. Una illustre sconosciuta, all'apparenza...In verità, il nome acquisito nel matrimonio nascondeva quello con cui era nata, il nome di Fanny Brawne: era lei la donna della porta accanto, la donna amata dal poeta John Keats. Ma nessuno poteva, doveva saperlo.

Fanny aveva raccontato ai tre figli - Edmund, Herbert e Margaret - la sua romantica storia d'amore, ma al marito no, lui non sapeva niente. Sapeva solo che Frances aveva conosciuto il poeta insieme ad altri amici. Se non glielo disse, è perchè non voleva turbarlo. In punto di morte, però, consegnò le lettere ai figli, impegnandoli a non mostrarle a nessuno, finché non fosse morto il padre. Ed essi obbedirono.

Passarono ancora sette anni. Il padre morì, e a questo punto il figlio Herbert non ebbe più remore. Nel frattempo il nome di John Keats era diventato quello di un poeta acclamato tra i grandi romantici, nel 1848 era uscita una sua biografia, dove si narrava di una giovane donna amata dal poeta, la cui identità rimaneva segreta. Herbert pensò giustamente che quelle lettere valevano se non una fortuna, un bel pò di denaro. Offrì all'asta le lettere. all'asta le lettere d'amore di Keats! - commentò Oscar Wilde, disgustato dall'idea che si potesse commerciare con il cristallo del suo cuore. Ma ne comprò una.

E qui accade un'altra cosa strana: quando finalmente nel 1878 queste lettere d'amore comparirono n forma di libro, sapete che successe? Che i lettori se la presero con Fanny, la dichiararono indegna dell'amore del poeta. Perché?Come si spiega?

Disturbava il tono di queste lettere d'amore niente affatto sentimentali, a tratti violente fino al sadismo, a tratti remissive fino al masochismo, a tratti istrioniche fino al grottesco. Tutte tonalità profondamente inquietanti per la coscienza morale vittoriana: basti pensare alla reazione di Matthew Arnold, di Swinburne...I quali non potevano, non volevano credere che un uomo si facesse così debole fino all'umiliazione, o fosse così pronto a cedere fino a dissolvesi, o volesse con tanta frenesia arrendersi al potere dell'amore, o fosse così disposto all'abbandono...

Era un timbro erotico nuovo, che emanava vibrazioni serpentine, produceva contrazioni, convulsioni poco virili. Era quasi come se in amore, l'uomo perdesse la sua virilità, si facesse femmineo, femminile, cedevole, sinuoso, innamorato e pronto a tutto. I sentimenti vanno dominati, le passioni controllate, tuonarono i rispettabili interpreti della moralità vittoriana: in ciò consiste la virtù virile. Mentre le lettere mostravano un uomo ammalato, patologicamente schiavo di una passione ambigua, vittima di un'infezione sensuale ripugnante. Le lettere andavano distrutte, erano lesive della fama del poeta. Perché Fanny le aveva conservate? Perché non le aveva distrutte? Per farsi bella? E perchè ora il figlio le pubblicava, se non per sfruttare la situazione? Per farsi ricco? Tutto a spese della fama sublime del poeta martire della poesia. Non capirono questi dotti signori che Keats era sempre lo stesso sia nell'amore, che nella poesia: un camaleonte. E l'amante, il poeta secondo l'insegnamento di Shakespeare, da lui supremamente amato, sono creature della metamorfosi.

Non capirono quello che oggi a noi risulta chiaro, abbagliante: queste lettere sono tra le più belle mai scritte. Nel loro candore, nella loro febbre, nella loro lontananza da ogni cliché stilnovista o romantico ci incalzano a battere l'unico tempo che l'ebbrezza dell'amore conosca, quello spasmodico di quando a danzare sono amore e morte, fino al diapason.



E  ANCORA OGGI



SAKINEH NON DEVE MORIRE