Cerco sempre di ragionare nei miei post, senza
avere alcuna velleità di insegnare qualcosa a qualcuno. I miei restano solo pensieri:
escono di bocca in fretta e cercano di non perdersi nel rumore anestetizzante
che ci circonda, figlio dei reality e di Temptation
Island, che hanno intorpidito i cervelli e indurito i cuori.
A volte, però, tutto
ciò che viviamo mi appare profondamente ipocrita. Persone che chiedono di
essere ascoltate ma che, mentre fingono di sentirti, stanno già aspettando di
riprendersi la scena. Donne che invocano rispetto per i tempi e poi si
lamentano se non scatta subito la scintilla, la chimica, il “maschio” giusto al
momento giusto. Una vita in cui la contraddizione è diventata la regola e vale
tutto e il contrario di tutto, purché torni utile.
La verità è che il
quotidiano sta diventando sempre più una questione di egocentrismo estetico:
conta essere riconosciuti e non conosciuti, mostrarsi e non raccontarsi,
apparire e non reggere uno sguardo che vada oltre la superficie. E mentre
cerchiamo disperatamente di essere diversi, finiamo per uniformarci a diktat
estetici che ci rendono tutti identici.
Così finisco a
farmi compagnia scrivendo e mi ritrovo a parlare a un foglio di carta. Non mi
risponde, ma è più spietato di chiunque altro: restituisce quello che penso
senza filtri, senza attenuanti, senza il conforto dell’approvazione. Mi
costringe a guardarmi in faccia e a non nascondermi dietro frasi ben costruite
che funzionano solo all’esterno. Da solo, non mi posso fregare.
Ed è forse anche
per questo che, da un po’ di tempo, mi interessa sempre meno delle persone
intese come massa e sempre di più di quelle a cui tengo davvero. Ho smesso di
preoccuparmi dell’età che avanza: non voglio sembrare più giovane, voglio stare
bene, restare lucido, essere interessante come essere umano, portatore sano di
pensieri e non un involucro vuoto.
Il tempo che mi
resta da vivere è, statisticamente, inferiore a quello che ho già vissuto. E mi
farebbe piacere continuare a essere una persona che viene ricordata, non una di
quelle di cui ci si dimentica. Perché lasciare una traccia, restare nel cuore
delle persone, è forse l’unico modo di essere vivi per davvero. Non cedere
all’ignavia è un dovere verso la propria esistenza.
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