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Parte lento, come un corteggiamento antico e
paziente, fatto di attese che sanno già di promessa. Ma bastano poche note
perché il cuore si scaldi, perché tutto ciò che ci circonda venga
improvvisamente immerso in infinite sfumature di rosso: il colore della nostra
passione, intensa, inevitabile, senza confini.
Profumi e odori si
mescolano, gli sguardi si cercano fieri e sensuali, carichi di un’intesa che
non ha bisogno di parole. I nostri corpi si avvicinano, si riconoscono, si avvinghiano
come se si stessero aspettando da sempre. La musica, sin dalle prime battute,
entra nelle vene e da lì si propaga nell’aria, scandita dal ritmo dei nostri
cuori che battono all’unisono. È una sottile, irresistibile metafora
dell’amore, questo tango che sento farsi sempre più avvolgente, più intrigante,
più pericoloso a ogni secondo che passa.
Ti allontani
appena, quanto basta a farmi desiderare di più il tuo ritorno. Ti riprendo,
mentre i tuoi occhi restano fissi nei miei, lucidi, provocanti. Quasi a
sfidarmi, avvicini la bocca alla mia, le labbra ormai a un soffio dal toccarsi.
Sento il tuo respiro, caldo, trattenuto. Poi, all’improvviso, la testa scatta
di lato, mi neghi il bacio e dentro di me la voglia di te esplode, si fa
impaziente, urgente.
È tango quello che
sentiamo, ma per noi è desiderio puro, fuso e confuso nel suono di mille
violini che incidono il tempo con note acute. Il sangue mi ribolle, i sensi si
accendono. Desidero che questo ritmo incandescente non finisca mai, che
continui a stringerti a me così, senza scampo.
Lascio scorrere il palmo della mano lungo la tua schiena, lentamente, come se
stessi imparando il tuo corpo centimetro dopo centimetro, e ti avvicino ancora
di più, fino a sentire il tuo respiro propagarsi sul mio petto. Ti tengo. Ti
guido. Ogni tuo movimento è mio, nasce in me e ritorna a me. È così che ti
voglio. Sei mia, in questo spazio sospeso dove esistiamo solo noi due.
Il ritmo aumenta, o
forse è il mio cuore a perdere il controllo. Volteggiamo, ci cerchiamo, ci stringiamo
come se fossimo già sul nostro talamo, nudi di difese e colmi di desiderio.
Vedo i tuoi capelli
disegnare scie luminose nell’aria, sento i tuoi ansimi farsi più profondi, più
veri. Il tuo desiderio non è più solo negli occhi, è nel corpo che trema contro
il mio. Non hai più segreti per me. Sento il piacere che provi nell’essere tra
le mie braccia, il tuo abbandono consapevole, la certezza di essere amata come
solo io so fare. Perché sai che non esiste altro luogo al mondo in cui vorrei
essere adesso. Perché sei tu la donna che voglio, adesso e oltre ogni tempo.
Poi trovo il
coraggio di osare. Rendo reale ciò che un attimo prima era solo una follia
lucida e bruciante. Un movimento audace, deciso, e sbottono il tuo vestito. Il
tessuto scivola lento lungo i fianchi, come se obbedisse al desiderio prima
ancora che alle mani. Rimango un istante sospeso, rapito dalla visione del tuo
corpo, nudo come una rivelazione. Tu continui a ballare, senza distogliere lo
sguardo dal mio, fiera, sensuale, come se nulla fosse accaduto, come se fosse
la cosa più naturale del mondo: un uomo e una donna che si amano al ritmo di
una sinfonia travolgente.
È tango, ma ormai è
incendio. La mia bocca si appropria della tua, finalmente, e nel bacio libero
tutta la voglia che ho di possederti, di perdermi in te. Non so più da quanto
tempo la musica sia finita. Forse non è mai finita davvero. So solo che nessuno
dei due vuole interrompere questa armonia fatta di labbra che si cercano, di
dita che esplorano, di pelle che brucia di passione.
E tutta la notte continueremo a cercarci, senza tregua. Io
lo voglio. Tu lo vuoi.
E allora che sia ancora tango, amore mio…



Dare me moneta signore, per piacere.
E' tutta la giornata che sono qui davanti alla porta di questo supermercato e adesso che la mamma fa mangiare la sorellina, ti chiedo io i soldi, signore.
Fa freddo, è tutto il giorno che fa freddo, piove, ma domani è natale e tu stai comprando un giocattolo alla tua bimba, fai felice anche me signore, domani è Natale. Dare me moneta signore. Natale? Io non so cosa abbia di diverso il Natale rispetto agli altri giorni? Ah si, il supermercato è chiuso e io non devo chiedere l'elemonisa e così posso giocare con gli altri bambini del campo. No signore io non gioco come tua figlia con quel giocattolo nuovo che a Santo Stefano sarà dimenticato, noi giochiamo a nascondino tra le baracche, speriamo che non piova.
Dare me una monetina signore. Ah, non me la dai perchè i grandi rubano? Ma io sono piccolo e devo portare i soldi a casa, sennò il papà si arrabbia e picchia la mamma e fa male anche alla sorellina che poi non mangia. No noi maschietti no, niente botte.
Grazie signore, Dio te ne renda grazie. Meno male mamma, un altro soldino, ma quanto sono brutti questi piccolini, sono più belli quelli grandi, vedo il tuo sorriso senza denti mamma quando ci danno quelli grandi. Dai mamma la prossima signora, quella con il giubbino pulito ce la da una monetina grande. No è andata via senza nemmeno guardarci. Cattiva.
Dare me una moneta signore. Perchè mi guardi così signore? Non ti ho toccato signore, non ho sporcato il tuo vestito con le mie mani. Ti fanno schifo lo so, ma stacci tu tutto il giorno qui fuori senza sporcarti e poi signore mica l'ho scelto io di essere povero? Ci sono nato così. Terzo di cinque fratelli. I grandi sono per strada, soli e io qui con la mamma. Io volevo andare a scuola, lo sai signore? Io si, volevo imparare le cose, sapere, ma tu ce lo hai mai visto un bimbo rom a scuola? Ma è perchè non mi ci fanno andare o perchè non mi ci vogliono? Io sono piccolo, questo non lo so, non ho risposte, solo domande e oggi fa molto freddo e mi chiedo perchè sono qui e non davanti al fuoco, al caldo.
Mamma, presto andiamo, ci sono quei signori che non ci vogliono qui, mamma scappiamo, nascondiamoci. Non ho paura mamma, non per me. Sono cattivi, ci odiano lo so, ma io sono piccolo e a me non mi fanno del male.
Signore, signore ti prego, dare me una moneta, la bimba piange, mamma non può allattare, ti prego fammi comprare da mangiare per loro. Te lo giuro non darò i soldi ai grandi, devo far mangiare loro, hanno fame davvero signore, non è per me è per la mamma è per la piccola
Ti prego dare me una moneta TE NE PREGO.......
A volte nascono così, un'immagine che trafigge il cuore, una sensazione, un'emozione e la mano comincia a scrivere e credimi la cosa più difficile è rileggere, è un pugno in pieno stomaco anche per me. Cosa dovrei fare non riportare nulla qui? mettere la testa sotto terra come facciamo sempre ed essere apatico, non avere cuore per le cose che ci succedono intorno, perchè questo è intorno a noi e dimenticarsene significa mandare a morire di freddo quel bambino.
DIAMO UNA MONETA A QUEL BAMBINO SIGNORE


