Al di là dei miei cattivi umori, oltre i pensieri pessimi e all'insofferenza verso tutto ciò che è meschino, c'è vita e quindi cerco di nuovo un modo, un motivo, forse anche solo una spinta interiore per uscire da questo mio stato, da questo torpore che mi ha avvinghiato a se e mi trascina verso gli abissi oscuri del mio essere.
Ci sono tanti obblighi nel quotidiano e tante scadenze qui sull'isola dai quali mi posso esimere. Si, mi devo riprendere.
Bisogna essere concreti in questi casi, devo quindi ricacciare in un angolo buio dell'anima tutto quello che mi turba e riprendere lì dove ho premuto il tasto pausa e poi chi lo sà, potrebbe essere che tutto ciò è solo un forte senso di suscettibilità, postumo non curato dell'influenza appena scacciata via dal mio corpo.
Neruda è come sempre una possibile soluzione, perchè non provarci allora............
Perchè tu possa ascoltarmi
le mie parole
si fanno sottili, a volte,
come impronte di gabbiani sulla spiaggia.
Collana, sonaglio ebbro
per le tue mani dolci come l'uva.
E le vedo ormai lontane le mie parole.
Più che mie sono tue.
Come edera crescono aggrappate al mio dolore antico.
Così si aggrappano alle pareti umide.
E' tua la colpa di questo gioco cruento.
Stanno fuggendo dalla mia buia tana.
Tutto lo riempi tu, tutto lo riempi.
Prima di te hanno popolato la solitudine che occupi,
e più di te sono abituate alla mia tristezza.
Ora voglio che dicano ciò che io voglio dirti
perchè tu le ascolti come voglio essere ascoltato.
Il vento dell'angoscia può ancora travolgerle.
Tempeste di sogni possono talora abbatterle.
Puoi sentire altre voci nella mia voce dolente.
Pianto di antiche bocche, sangue di antiche suppliche.
Amami, compagna. Non mi lasciare. Seguimi.
Seguimi, compagna, su quest'onda di angoscia.
Ma del tuo amore si vanno tingendo le mie parole.
Tutto ti prendi tu, tutto.
E io le intreccio tutte in una collana infinita
per le tue mani bianche, dolci come l'uva.
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