3 set 2010

LA BOTTEGA



Questa stradina poco illuminata mi incute un certo timore, uno di quelli sottili, difficili da spiegare, che non nasce da ciò che vedi ma da ciò che sembra trattenersi appena fuori dal campo visivo.

Ad onor del vero, non ricordavo nemmeno l’esistenza di questo vicolo. Eppure sono pratico della zona, ci ho lavorato per parecchio tempo qui vicino. Ogni angolo, ogni scorcio, ogni discesa mi era familiare… o almeno così credevo.
Sarà che sono anni che manco dal centro storico di questa città. Però una viuzza non compare dal nulla, non si materializza dall’oggi al domani, e soprattutto non nella parte più antica.
Mah… forse all’epoca era nascosta da qualche impalcatura, da una rete, da quei lavori interminabili che divorano interi isolati. O forse… semplicemente non dovevo vederla.

E poi è proprio vero: erano anni che non mi avventuravo da queste parti.
Perché allora questa improvvisa smania, stanotte, di tornare qui?
Non è nostalgia. Non è nemmeno curiosità. È qualcosa di più simile a un richiamo… ma non saprei dire da dove.

Mi sono perso.

Il GPS del cellulare è completamente inutile, oscurato dai tetti stretti e ravvicinati dei fabbricati. Addio Google Maps.
Però il mare è in basso, quello non cambia mai. Basta continuare a scendere, lasciarsi guidare dalla pendenza, e prima o poi mi ritroverò sul lungomare. Ovunque sbuchi, sono a cavallo.

Alzo lo sguardo.

Che belli questi lampioncini a braccio. Qui il sindaco ha fatto davvero un bel lavoro. Creano una suggestione quasi fiabesca… ma è una fiaba che non mi convince del tutto.
Le luci sono calde, gialle, troppo soffuse. Le ombre si allungano più del dovuto, come se non rispettassero le regole.
E poi non c’è nessuno.
Nessun passo, nessuna voce, nessun rumore. Solo il mio respiro che rimbalza sui muri.

L’atmosfera è a dir poco spettrale.

Mi sento catapultato in un vecchio film horror, di quelli in cui capisci subito che qualcosa non va, ma il protagonista continua ad andare avanti.
Manca solo che Jack lo Squartatore sbuchi da quella traversina.

No… lo squartatore non c’è.

Però lì, in fondo, vedo una luce.

Un negozietto aperto.
A quest’ora.

Ecco, adesso sì che la cosa si fa inquietante.


THE DREAMS


Sogni?
Non si capisce mica cosa venda questo posto.

Eppure l’atmosfera che filtra dall’interno è stranamente accogliente, quasi calda. Una luce morbida, riflessi colorati, qualcosa che contrasta troppo con il silenzio irreale della strada.

Con la scusa che mi sono perso — e mi sono perso davvero — mi avvicino.
Sbircio.

Speriamo che questa mia curiosità, prima o poi, non mi costi cara.


Diiiin… Diiiin…


Una campanella all’ingresso.

Ma davvero? Come nei vecchi film.

Sorrido tra me e me, ma è un sorriso incerto.
Dentro è pieno di scatole colorate, di forme, di oggetti accatastati con un ordine che sembra casuale… ma non lo è.

“Buonasera, come posso esserti utile?”

Sobbalzo.

Ma da dov’è sbucato questo?

È il sosia perfetto di Vincent Price. Stessa eleganza, stesso sguardo sottile, stessa presenza che riempie la stanza senza bisogno di muoversi.
Per un attimo ho la sensazione di essere stato risucchiato dentro un vecchio film in bianco e nero.

“Salve… mi scusi, mi sono perso. Potrebbe indicarmi la via più breve per raggiungere il lungomare?”

“Basta girare a destra appena esci dalla bottega. Ottocento metri… e sei sul mare.”

“Grazie… e buon lavoro.”

“Guardiano… vai già via? È da un po’ che ti aspetto.”

Mi blocco.

Mi conosce?
Mi aspettava?

Ma chi diamine è questo?

“Lo so, lo so cosa ti stai chiedendo. Ti si legge in faccia, tranquillo… mica nel pensiero.
Fai un giro. Sei curioso, lo vedo. Guardati intorno con calma… poi ti spiego.”

Girare? Spiegare?

Forse dovrei scappare. E anche velocemente.

Eppure…

Qui è pieno di oggetti strani, affascinanti, familiari e allo stesso tempo impossibili.
Un giretto… sì, un giretto lo faccio.
Poi me ne vado.

In fondo sono più giovane, più prestante… e comunque, a meno che non tiri fuori un’arma, posso sempre difendermi.


Guarda qui…

Quante splendide cianfrusaglie.

La raccolta completa dei giocattoli della mia infanzia.
E libri… tutti quelli che volevo leggere e non ho mai avuto.

Ma quanto è grande questo negozio?

Da fuori sembrava poco più di un bugigattolo, e invece… si allunga, si apre, si moltiplica. Gli scaffali sembrano non finire mai.

No… no, aspetta…

La raccolta completa degli album Panini degli anni ’70 e ’80.
Li desideravo da impazzire.

E la pista Polystil a forma di otto… non me l’hanno mai regalata.

E quella…

No.

La maglia di Zoff ai mondiali dell’82. Quella contro il Brasile.

Mi si spezza il respiro.

Ho le lacrime agli occhi.

Ma com’è possibile?

Qui c’è tutto.
Tutto ciò che ho sempre desiderato… e mai avuto.


“Si, hai capito bene.”

La sua voce è alle mie spalle.

“Qui ci sono tutti i sogni che hai fatto da piccolo.
Questo è il luogo dove li raccolgo.
Qui convergono i sogni di tutti… di ogni persona sulla faccia della terra.
Per questo… è la Bottega dei Sogni.”

“Questo… è matto.”

“No. Non sono matto. E tranquillo… anche questo ti si legge in volto.”

Sorride appena.

“Questo è semplicemente un luogo speciale.
Fuori dal tempo. Fuori dallo spazio.
Accessibile solo a chi… è abbastanza folle da continuare a inventare sogni.
E tu sei uno dei miei migliori fornitori.”


Beh… che io sia un sognatore lo sanno anche i sassi.

E sì, qui dentro c’è davvero molto di ciò che ho desiderato.
Ma sono sogni comuni, banalmente comuni. Tutti li hanno avuti.

“Ah… davvero?”

Il suo sguardo cambia.

“Questo è solo l’inizio.
Quasi tutti hanno uno scatolo.
Per te… ho avuto bisogno di una stanza.”

Si gira.

“Seguimi.”


Come potrei non farlo?

Se mi porta nello scantinato e mi uccide… nessuno lo saprà mai.
Eppure non riesco a fermarmi.


“Vedi?”

La sua voce è più bassa adesso.

“Lì… la divisa da pilota dell’Alitalia.
Accanto… quella della nazionale di pallavolo.
La tua vera… è su quella scrivania. Guarda la data.”

È arrugginita. Graffiata.
Ma è lei.

“E qui… tutta l’attrezzatura da lavoro che usavi qui a Salerno.
E quei libri… quelli che non hai mai scritto.
Gli inviti a cena che non hai mai avuto il coraggio di fare.
Quel bacio… che non hai mai dato.”

Si ferma.

“Qui c’è tutto.”


“Dimmi la verità…”

La mia voce è più fragile di quanto vorrei.

“Questo succede perché sto per morire?”

Sorride.

“No. Tranquillo.
E sì… stavolta ti ho letto nel pensiero.”

Poi torna serio.

“C’è chi non ha mai sognato.
Chi ha smesso crescendo.
E chi li ha realizzati tutti.

Tu no.

Tu sei diverso.”

Fa un passo verso di me.

“Tu crei sogni.
E fai in modo che anche gli altri tornino a crederci.
Per questo… mi servi.”

Una pausa.

“Ma da un po’… hai smesso.”

Silenzio.

“E questo… mi preoccupava.”


Si avvicina ancora.

“Per questo sei qui.
Per ricordare.”

Poi la sua voce cambia, diventa lontana.

“Ma non è ancora il momento.”


“Svegliati, Guardiano.”


Un sobbalzo.

Il respiro corto.

Gli occhi aperti nel buio della stanza.

Stavo dormendo.

Anzi…

Stavo sognando.

Resto immobile, fissando il soffitto.

È da tanto… troppo tempo… che non facevo un sogno così reale.

Eppure…

Per un istante…

mi sembra ancora di sentire il suono di una campanella.



E tu naufrago, continui a sognare?


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13 commenti:

  1. TRATTO DA FACEBOOK

    Grazia D'urso
    Bellissimo!!!

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  2. Straordinario, mi ha pure un pò commosso :-p !!

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  3. Chi io? Cedimi sarà solo l'età che avanza......

    Pubblici auguri per il tuo compleanno di ieri tesoro, aspettiamo le tue foto in rete come lo scorso anno.

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  4. Anzi per meglio dire, le foto della torta :-)

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  5. Stamattina ho sentito una canzone cantata da Fiorella Mannoia " ho iniziato a sognare ", ascoltala .....smack

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  6. Piaciuto il tuo sogno,
    credo che non si possa vivere senza sogni,
    realizzato uno deve sempre essere pronto l'altro,
    io ne ho sempre avuti tanti,molti li ho realizzati,e tornando indietro con la memoria se penso a come mi sembravano impossibili oggi dico
    che niente è impossibile,
    ne ho ancora tanti nel cassetto,e tosta come sono riuscirò a realizzarli,ho tutta la vita davanti e tante persone che mi vogliono bene
    e a cui ne voglio,e se non ti senti mai sola
    tutto è più facile e realizzabile.
    Però la maglia della nazionale di pallavolo
    la dividiamo?.........

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  7. Noooooooooooo, quella è la mia e poi la pallavolo è uno sport di squadra, potremmo sempre giocare insieme, nella nazionale dei vecchietti
    :-))

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  8. mi ricordo la prima volta, che ho letto il tuo post..qualcuno è entrato nella stanza e ho avuto un sobbalzo...ahahahahahah..mi ero immedesimata tantissimo...:-P...ciao Guardiano..Grazia

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  9. TRATTO DA FACEBOOK

    Anna Tex

    "LA BOTTEGA"
    Straordinario..........cìè da perdersi nei tuoi racconti..........si crea sempre un'atmosfera "magica"!

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  10. letto, e anche votato. Mi e' piciuto questo racconto un po' surreale, ma bella l' idea di un negozio con tutti i nostri desideri.
    buona serata

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  11. Grazie e spero che anche gli altri che ti ho segnalato saranno di tuo gradimento

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  12. Ma anche nella bottega dei sogni dai del "matto" alle persone? Ma Guardiano sii un pò più educato,non si dà del matto a nessuno,usa un altro epiteto,ecco "uomo sognatore""uomo misterioso" mi sembra idoneo.
    Cribbio,mica siamo nell'epoca del decadentismo?
    :-!


    naufraga pirandelliana

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  13. Oggi non preparerò la lista della spesa,
    ma una 'list of dreams' da consegnare in questa bottega speciale, certo un pò come la lista nozze, e si!!! perchè io per realizzare il mio sogno ho bisogno di tanti invitati......
    ti darò filo da torcere al pari del guardiano ed essendo donna sarò più 'rognosetta'.....
    ti verrò a trovare signore dei sogni
    Morositas

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