2 set 2011

ECCOMI



Come ho già scritto ieri, dal giorno stesso in cui iniziavo a pubblicare la collezione solare 2011, il pensiero che più di altri vagava libero, per i meandri sgombri del mio cervello era "Come riprendo a settembre? Quali saranno le prime parole che posterò?".


Non era una domanda retorica, avevo la necessità di trovare qualcosa che fosse una sorta di manifesto programmatico per l'intero anno a venire o in alternativa qualcosa che spiegasse il mio stato d'animo, quando mi approccio quotidianamente al blog.

Nella prefazione del secondo libro, che iniziato a leggere ad agosto, c'è tutto quello di cui avevo bisogno. Quindi non mi rimane che riportarla qui di seguito, per meglio farvi comprendere il mio stato d'animo, ogni qualvolta inizio a scrivere qualcosa, che so poi diventerà un'altro spunto di riflessione comune.



Eccomi.

Se anche vivessi cent'anni, per mia conformazione mentale ed emotiva non riuscirei mai a smettere di considerare ogni volta come la prima volta. 


La mia vita è stata costellata di tante prime volte. 
Per mia fortuna non sono freddi numeri in un elenco, ma ricordi pieni di un morbido tepore in un angolo significativo della memoria. Oggi mi accorgo che questa forma di apprensione è ancora più forte quando mi presento a un pubblico di lettori con delle parole sulla carta. 
Le parole scritte sono segni neri che camminano sul bianco, sono formiche messe in fila che procedono pagina dopo pagina verso un posto che nessuno conosce. Il compito di ogni autore è e sarà sempre convincere i propri lettori a seguirle fino al fondo del loro percorso per sapere dove e come finiranno. 

Con la felice, irripetibile ansia, di ogni nuova prima volta. 



Il libro è Pochi inutili nascondigli, l'autore è il bravissimo Giorgio Faletti.




E  ANCORA OGGI



SAKINEH NON DEVE MORIRE









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