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MI PRENDERO' CURA DI TUTTI I TUOI SOGNI


COLLEZIONE SOLARE 2011 - Juke box





PRIMA PUBBLICAZIONE MAGGIO  2011


Nel pomeriggio un po' di pioggia era venuta giù, ma non era stato nulla di eccezionale né per la durata e nemmeno per l'intensità. Infatti la sabbia sotto i suoi piedi era si bagnata, ma solo  in superficie, si era in pratica formata una crosta che cedeva facilmente sotto il peso del suo corpo, lasciandolo arrivare senza difficoltà al sottostante strato di rena polveroso e ancora caldo.
Quelle che lasciava dietro di se non erano delle impronte, ma delle vere e proprie orme, che avrebbero permesso facilmente anche ad un cieco di raggiungerlo velocemente, ma il suo scopo non era quello di nascondersi, stava semplicemente valutando l'eventualità di fare il suo solito bagno pomeridiano.

Il mare era piatto e immobile, di un colore verde cobalto che lo richiamava invitante, l'unica incognita poteva essere la temperatura dell'aria appena uscito dall'acqua.
E se avesse sentito freddo? Ma si, si sarebbe tuffato  lo stesso, lasciando il telo mare in prossimità della riva e sicuramente così si sarebbe riscaldato velocemente una volta fuori. 
Quella era la sua prima estate "da indipendente" e non voleva sprecarne nemmeno un minuto.

Ormai raggiungeva lo stabilimento balneare da solo, attraversando senza bisogno di aiuto due strade molto trafficate, come poteva rinunciare ad un bagno? E per cosa? Due schizzi d'acqua? Mai.
E poi non gli dispiaceva affatto trovarsi in acqua mentre dal cielo iniziava a cadere la pioggia. La trovava una sensazione unica e lui se la godeva fino in fondo, d'altronde l'acqua era il suo elemento naturale e allora prese la rincorsa e si tuffò con un perfetto stacco, meglio di Klaus Dibiasi.

Non ci aveva fatto caso prima, ma non c'era nessun altro a mare. A dire il vero erano in pochi quelli che erano scesi sulla spiaggia quel pomeriggio, ma tra quei pochi c'era lei.
L'aveva salutata prima e parlando, gli aveva detto, che era lì a seguito i fratelli, ma che non si sarebbe messa  in costume, il tempo era troppo grigio e non le sembrava il caso.

Era bella, anzi di sicuro era la più bella tra tutte le ragazze che frequentavano la spiaggia. Anzi no, era la più bella tra le ragazze che conosceva e non aveva occhi che per lei, era diventata il centro di tutte le sue attenzioni, da lontano.
Eh si, perché la sua sola vicinanza lo emozionava, perdeva il senso dell'orientamento e non sapeva più come comportarsi.
L'adorava in silenzio, a debita distanza.

Uscì dall'acqua, si asciugò per bene i capelli e il costume, così come gli aveva insegnato la madre e decise che era il caso di uscire con il pattino a remi. Non c'erano clienti e di certo non gli sarebbe stata negata quella gioia. D'altronde aveva imparato a vogare prima di iniziare ad andare in bicicletta senza rotelle, ed era padrone del mezzo. 
E poi avrebbe potuto invitarli con lui, lei e i suoi fratelli.

Bella idea, si girò, ma non vide nessuno. Forse erano andati sulla sala a mangiare un gelato.
Li avrebbe raggiunti.

Indossò un pantaloncino e una T shirt, prese delle monete e si avviò.
La vide dal basso, o meglio vide i suoi bellissimi capelli. Era seduta ad un tavolino, ma non capiva chi altro fosse con lei, forse uno dei fratelli. Decise di entrare da un ingresso laterale e non avendola di fronte, poteva così evitarne lo sguardo.
Aveva bisogno di tutta la concentrazione di questo mondo per agire secondo i "suoi piani".

Salì i gradini con calma e lentamente, niente doveva lasciar trasparire il suo tumultuo interiore, si avvicinò al jukebox e inserì la cinquanta lire. Aveva atteso e pianificato quel momento per un'intera estate ed ecco che era tutto pronto, perfetto secondo i suoi piani

Aveva programmato così quel momento.
Avrebbe digitato J9, si sarebbe voltato verso di lei e l'avrebbe guardata, mentre la canzone avrebbe detto quello che lui non era capace di dire, sperando che lei capisse e ricambiasse.

Era il momento.

Premette i tasti, partì la musica e si girò e la vide, mano nella mano, occhi negli occhi con un altro ragazzo, mentre in sottofondo andava questa canzone......





Alla luce dei successivi trent'anni di delusioni amorose, di tutti i tipi e di tutte le specie,oggi posso tranquillamente sorridere di quel momento. Ce ne sono stati di gran lunga peggiori.

Di certo ho imparato a dire con le mie parole ciò che sento, evitando momenti di un imbarazzo memorabile :-))

Però che bella questa canzone


dammi il tuo amore
non chiedermi  niente
dimmi che hai bisogno di me.

Tu sei sempre mia
anche quando vado via.

Tu sei l'unica donna per me



SAKINEH NON DEVE MORIRE

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