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MI PRENDERO' CURA DI TUTTI I TUOI SOGNI


COLLEZIONE SOLARE 2011 - Non solo a loro.....




 
PRIMA PUBBLICAZIONE APRILE 2011


Si erano incamminati lungo il selciato che dalla loro abitazione conduceva al villaggio più vicino e adesso, dopo qualche minuto di cammino, erano giunti sulla strada principale, lasciandosi così finalmente alle spalle la mulattiera. Chi sembrava il più felice della compagnia, per questo cambio di stada, era proprio il loro vecchio asino. Probabilmente da giovane non avrebbe sofferto il terreno scosceso, ma adesso che era ormai in là con gli anni, arrancava ad ogni passo, dando l'impressione di cedere allo sforzo da un momento all'altro. Lui però aveva scoperto un piccolo trucco, carezzandogli la schiena sotto la soma, il loro animale era come se ringiovanisse di colpo e tutto diventava per lui poco più di una passeggiata.  
Era ogni volta una sorta di piccolo miracolo, ed era contento di poter essere utile al suo asinello, d'altronde era parte integrante della famiglia da molto prima che lui nascesse, ed era stato quello che si era fatto carico di tutti i loro averi durante i loro pellegrinaggi in giro per quelle terre desolate.

Erano ospiti in una terra straniera, scappati anni prima ad un re pazzo che si era macchiato del sangue di tanti innocenti e adesso stavano calpestando una di quelle strade che i suoi antenati avevano percorso mentre fuggivano da una schiavitù durata almeno due secoli. Sentiva in ogni pietra che calpestava le sofferenze di tutti loro e al tempo stesso anche la fede che avevano riposto in Dio, quel loro unico Dio che li aveva contraccambiati salvandoli miracolosamente, con quella che era stata una vera e propria diaspora. 

Era orgoglioso di far parte di quella stirpe di uomini eletti.

Yehosua stava accompagnando il padre da un suo collega, avevano bisogno di una partita di legname per il suo lavoro e non potevano procurarsene diversamente. Joseph era un bravissimo intagliatore, molto ricercato per la sua abilità e stimato da tutti coloro che lo conoscevano, ma essendo straniero era costretto a sottostare a delle rigide leggi sull'approvvigionamento dei materiali. Per sua fortuna però era ben voluto anche dai suoi colleghi locali e in molti si offrivano di aiutarlo, in cambio di un po' di collaborazione, se era loro necessaria.
Lui era solo un bambino, ma già capiva l'opera del padre e ammirava tantissimo il modo in cui riusciva a trasformare il legno in oggetti di una bellezza divina, anche se sapeva che nel suo futuro di certo non ci sarebbe stata la falegnameria, ne ammirava le capacità. 
Era davvero molto contento che fosse stato scelto quell'uomo come suo padre putativo, gli voleva davvero tanto bene.

Non aveva mai accompagnato Joseph nei suoi spostamenti, ma conosceva la falegnameria dove si stavano dirigendo e il suo padrone. Quell'omone grande e grosso, con una barba infinita, era stato più volte suo compagno di giochi insieme al figlio e forse era anche per questo motivo che si era offerto di accompagnare il padre in questa circostanza, non lo aveva mai voluto seguire, ma questa volta sentiva che doveva andare con lui, c'era qualcosa di importante che richiedeva la sua presenza.
Erano arrivati, ormai vedeva l'immensa sagoma di Matithyah che li aspettava in piedi dinnanzi ad una grotta, forse il suo deposito e allora gli corse incontro e gli saltò in braccio. Era un bimbo come tutti gli altri bambini della sua età e quell'omone gli era davvero molto, ma molto simpatico. 
Sopraggiunsero anche il padre e l'asino e ci furono abbracci e strette di mano, c'erano stima e affetto tangibili, che in quel modo venivano solo suggellati.

Yehudah non era lì, era uscito con la madre. Non era per niente affidabile quel bambino, quando meno se lo aspettava gli voltava le spalle e tradiva la sua fiducia, ma erano amici da sempre e sarebbero stati uniti fino al giorno della loro morte.

Yehosua chiese allora al padre il permesso di poter gironzolare libero mentre i due adulti parlavano di affari, Joseph gli fece  tutte le raccomandazioni che si fanno a un bambino piccolo, ma lui non ne aveva bisogno, era già di per se molto attento e disciplinato, non era affatto un diavoletto birichino.

Iniziò girando intorno alla bottega di Matithyah e riconobbe alcuni degli attrezzi che erano presenti anche presso il laboratorio del padre. Sapeva che i loro lavori erano simili, ma non identici, Joseph realizzava per lo più oggetti per la casa e giocattoli, il suo amico lavorava quasi esclusivamente per i romani e costruiva per loro mobili e altri oggetti di cui gli invasori avevano bisogno, anche per quello a lui il legname non mancava mai.

Girò dietro la bottega e sotto una tettoia, al riparo dal sole, vide dei pali di pino squadrati divisi in due diverse cataste, una per ogni dimensione.
Si avvicinò ad esse lentamente, non era incuriosito, ma quasi richiamato e siccome il sole non gli permetteva una perfetta visuale fu costretto ad avvicinarsi per meglio vedere, ma minore diventava la distanza e sempre più un senso di terrore, misto a smarrimento si impadroniva del suo piccolo corpo.
Infine la vide e resto fermo, immobile, gli occhi fissi su di lei e la paura che si faceva padrona di ogni suo pensiero.

Voleva scappare via da lei e ripararsi tra le braccia del padre,  ma sentiva che sarebbe stato comunque inutile, quella sagoma nera ci sarebbe sempre stata.

"Sai che cos'è?"

Matithyah era giunto alle sue spalle silenziosamente, ma doveva essersi accorto che qualcosa non andava, perché la sua voce era un misto di tenerezza e affetto

"No, non l'avevo mai vista prima di adesso"

"I romani la usano come strumento di supplizio e punizione. Quelli che loro ritengono meritevoli di una morte atroce, vi vengono inchiodati sopra per le mani e i piedi e vi rimangono appesi anche per alcuni giorni dopo l'avvenuta morte, a monito ed esempio per gli altri. 
La chiamano croce, è destinata ai peggiori criminali che camminano su questa terra"

"Non solo a loro, non è destinata solo a loro"

E il piccolo Yehosua lo disse piangendo



Devo aggiungere righi per una giusta chiusura di questo post


In primo luogo devo dire che l'ispirazione non è originale, ma ho un vago ricordo di una lettura fatta alle elementari, che ruotava intorno alla stessa idea, ma ogni singola parola, così come la costruzione della storia, sono farina del mio sacco e credo che la pessima fattura lo dimostri.

Ho scritto i nomi in ebraico per dare un senso maggiore all'ambientazione storica. Ho fatto molte ricerche per tentare di sbagliare il meno possibile e per questo vi chiedo di chiudere un occhio se ne scovate qualcuno.

Infine spero di non risultare blasfemo, avendo scritto di un periodo storico nel quale non si sa nulla della vita di Gesù, è un omaggio a questo venerdì santo e nulla più.


Buona Pasqua a tutti.


SAKINEH NON DEVE MORIRE

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