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MI PRENDERO' CURA DI TUTTI I TUOI SOGNI


COLLEZIONE SOLARE 2011 - Lungo la notte, capitoli 6 e 7



CAPITOLO 6

Questa volta il trasferimento fu un po' più leggero.

Aveva preso confidenza con quell'uomo o meglio si sentiva in sintonia con lui. Le note che uscivano dal suo lettore le stavano deliziando l'udito e peraltro l'avevano aiutata a rilassarsi, adesso era davvero molto più tranquilla di quanto non avrebbe mai creduto fosse possibile in una circostanza simile.
D'altronde,  se analizzava serenamente la situazione, ne veniva fuori che a notte fonda, era in giro con un uomo che fino a qualche ora prima le era del tutto sconosciuto e stava incontrando dei tipi dai quali si sarebbe tenuta lontano. Inconcepibile per lei, molto attenta e selettiva nei confronti delle persone.

Aveva imparato molte cose nell'arco di così poco tempo da esserne davvero stupita, ma soprattutto aveva capito che i pregiudizi servono a poco.

D'un tratto le aveva chiesto di fermare l'auto nei pressi di una abitazione, che normalmente avrebbe catalogato come un casolare. Un fabbricato mantenuto decentemente, dove nulla spiccava, ma che si vedeva che c'era un minimo di attenzione.
Poche luci illuminvano un viottolo che arrivava fino al portone d'ingresso. La recinzione era stata verniciata da poco, ma da mani inesperte, scorgeva anche al buio delle traccie di ruggine sotto lo strato di smalto. L'erba del giardino veniva su a ciuffi e per questo non sapeva se dare la colpa alla stagione o all'inesperienza dello pseudo giardiniere.

Scesero dall'auto e si incamminarono, ma vide dei capannelli di persone, 2 gruppi di 4 o 5 uomini che le misero un po' di paura. Istintivamente rallentò prima e poi si fermò, dissimulando il suo smarrimento con una domanda

"Come fai a conoscere bene la vita di così tante persone?"
"Oggi tutti  pensiamo che gli uomini e le donne necessitano di qualcuno che li ascolti, io sono convinto che tutti abbiamo bisogno di parlare con qualcuno che ci presti attenzione, che sia realmente interessato a quello che gli raccontiamo.
Spesso, quando ci parlano, ci distraiamo e il nostro interlocutore, se ti sta rendendo parte di un suo problema, se ne accorge. Quando invece ti interessi e regali il tuo tempo a chi hai di fronte, non perché lo senti come un obbligo,  ma perché quella persona per te è importante, ecco in quel momento non conquisti solo la fiducia, ma anche il cuore di chi ti parla e questo non lo impari da nessuno. E' una questione di sensibilità, ci si nasce.
Qualcuno lo definisce un dono, io spesso ho pensato fosse una maledizione.
Però adesso andiamo, vorrei farti incontrare una persona"
"Allora chi andiamo ad ascoltare adesso?"
"Nessuno, qui di solito sono io che parlo"
Don Giulio è uno di quelli che non diventa prete, lui ci è nato. Uno di quegli uomini in grado di farti fare pace con la Chiesa, intesa come istituzione.
Incontrerai un uomo davvero straordinario."

Rassicurata dalle sue parole ripresero il cammino, incuranti delle urla che provenivano da quegli assembramenti, ad un trattò però gli sentì dire ad alta voce

"Padre perdonami perché ho molto peccato"

Si aspettava la solita risposta a tono, ma venne delusa

"Eh no, anche tu qui questa notte no. Non ti reggo affatto se sei venuto per dare fastidio, presidente"
"Brutta notte Giulio?

E qui si accorse che era diventato fraterno il modo che aveva usato per porsi nei confronti di  quell'uomo, che si erano trovati davanti all'improvviso, ma che lui di sicuro aveva scorto in precedenza.

"Pessima. Come ben sai, mancano alcuni dei ragazzi che stanno preparando gli esami ed è scoppiata la solita rissa tra poveri. Ne stava venendo fuori un putiferio.
E' incredibile, come questa gente riesce a mantenere vivo il proprio fanatismo religioso anche in condizioni di estremo disagio. Se poi, solo penso, che ognuno di loro darebbe la sua vita per farmi saltare in aria insieme ai miei fedeli quando dico messa, mi chiedo chi me lo fa fare?"
"E' la tua indole Giulio, sei venuto al mondo così. Hai bisogno di aiuto?"
"No grazie, sarai di sicuro stanco e domani hai degli obblighi a cui spero non ti sottrarrai oltretutto vedo che sei in compagnia.
Cos'è hai deciso di mettere la testa a posto e senza dirmi niente prima?"
"Di la verità, ti piacerebbe? Così non verrei più a romperti l'anima a quest'ora di notte"
"Non è quasi il momento che lo fai questo buon proposito, mi lasci finalmente operare in pace. Che te ne  dici?"
"Chi di speranza vive.....
Tieni pretonzolo, fai il bravo. Mangia questa, che lo chef vuole un tuo giudizio"

E dallo zaino tirò fuori un contenitore di alluminio, con dentro un pezzo di quella torta mimosa che aveva mangiato anche lei qualche ora prima.  Se solo ci pensava, era ormai una vita fa.

"Vedi, quest'uomo potrebbe essere santificato vivo, se non fosse che pecca di gola e credimi, ha un senso del gusto fuori dall'ordinario. Ha dell'incredibile"
"Non esagerare con i commenti. Comunque porta i miei complimenti allo chef, la crema pasticciera è straordinaria.
Lei signorina come l'ha trovata?"

"Come fa a sapere che l'ho mangiata?"
"Vediamo. Lui è vestito da cerimonia quindi vuol dire che ha lavorato, d'altronde era l'8 marzo e come avrebbero fatto senza di lui al ristorante?. Lei è vestita a festa, quindi probabilmente vi siete incontrati nel locale, questo losco figuro l'ha in qualche modo ammaliata e lei è sulla cattiva strada.
Scappi finchè è in tempo, potrebbe anche mostrarle la sua collezione di fumetti. Di una noia mortale"
"Eccone un altro e con te ho fatto il pieno.
Losco figuro e noioso, ancora proprio da te non me l'aspettavo"
"Ti conosco da quando facevamo ancora la pipì nel pannolino, siamo cresciuti insieme. Probabilmente sono a conoscenza di tutta la tua vita e non sono costretto nemmeno al silenzio che mi viene imposto dal sacramento della confessione, quindi credimi sei un losco figuro e noioso"

Si sorrisero come due fratelli, come due persone che si vogliono bene, ma non per convenzione, ma convinti di avere di fronte una parte importante della propria esistenza.
Invidiò quel rapporto, lei non aveva mai avuto un'amica così fidata.

"Signorina, lei crede in Dio?"
"A modo mio"
"Mi permetta, ma non esiste credere a modo proprio. O si ha la fede e la si esplicita, oppure si è ligi alle leggi dello stato e di tanto in tanto ascoltiamo quella vocina interiore che tutti abbiamo. Di solito succede quando ci fa comodo prendercela con qualcun altro per le cose che non capiamo"
"Don Giulio, io sono certa che Dio ci ha creato, ma mi è difficile credere che si ricordi di noi visto tutto il male che ci circonda, le cose orribili che succedono al mondo"
"Si chiamano prove. Sarebbe facile credere in Dio se fossimo esauditi in tutti i nostri desideri, se tutto filasse liscio, è nelle prove che si vede la vera forza della fede"

E mentre lo disse le urla alle loro spalle si alzarono di tono, gruppetti si erano fatti più numerosi e alcuni ragazzi cercavano di dividerli.

"Perdonatemi, ma devo andare di nuovo. Vi saluto qui, anche se devo dirvi che ho gradito la vostra visita e soprattutto a fetta di torta.
Presidente, ci sarai domattina? Lo sai quanto è importante per me"

"Vivi con la suspance Giulio e adesso vai che il dovere ti chiama"

Lo videro allontanarsi agitandosi e urlando in una lingua a loro sconosciuta.
Anche loro si misero in cammino e tornarono all'auto. Lo seguì sentendo dentro di se l'emozione per un incontro speciale, aveva davvero conosciuto un uomo con un carisma eccezionale.






CAPITOLO 7

Adesso che non era più lei alla guida, aveva tutto il tempo che le serviva per poterlo osservare per bene.

Entrando nella macchina questa volta aveva estratto un CD dallo zaino, lo aveva inserito nel lettore e aveva messo in moto. Era assorto, attento ai catarifrangenti dei guard rail e alla strada.
I suoi occhi erano di un verde scuro, che si sposavano benissimo con la sua pelle olivastra, qualche ruga era comparsa sul volto, probabilmente dovuta alla vita intensa che faceva, di sicuro non era per niente facile. Aveva i lineamenti dolci e si era già resa conto che quando la guardava non aveva lo stesso sguardo degli altri uomini, che prima di tutto cercano di spogliarti con gli occhi, no lui la fissava cercando di carpire le espressioni, di rubarle ciò che davvero si nascondeva dietro ogni sua parola. 
Era per davvero interessato a lei e la faceva sentire il centro del suo mondo mentre dialogavano. Quell'uomo non solo le piaceva, ma si era fatto strada dentro di lei, senza fare nulla di speciale, solo per il suo modo di essere.

Niente di lui lasciava trasparire al momento che potesse essere stanco, doveva essere fatto di ferro e lei aveva un paio di domande che le bruciavano dentro, appena la musica si sarebbe fermata gliele avrebbe poste.
Lui la prevenne.

" Ti domanderai che tipo di appuntamento abbiamo io e Giulio domattina e perchè mi ha chiamato presidente"
"Per la verità si, stavo per chiedertelo"
"E' una lunga storia, ma abbiamo tempo prima di arrivare a destinazione, te la racconto"

Lo disse mentre scalava le marce e svoltava in una strada alla sua destra, adesso anche lei sapeva dov'erano diretti.

"Io, Giulio e Luca Franceschi..."
"Quel Luca?"
"Si, brava, proprio lui. Te lo ricordi ancora? Ti ricordi il suo nome di battesimo?"
"Sono una donna e lui è stato di sicuro uno degli uomini più belli e affascinanti che siano mai stati in circolazione. 
Ricordo chiaramente quanto clamore suscitavano le sue apparizioni televisive e quanta gente affollava i cinema solo per vederlo recitare. E' stato un mito per almeno tre generazioni femminili. Quando è sparito, per settimane non si è fatto altro che parlare di lui.
Davvero era un vostro amico?"
"E' nato qui ed è vissuto qui, anche quando gli impegni erano pressanti, non dimenticava mai di farsi una capatina da noi"
"Vero, non avevo collegato. Quanti anni sono che è sparito?"
"Tanti, ma non importa quanti siano e non chiedermi dov'è, solo io e Giulio lo sappiamo e abbiamo contatti con lui, ma nemmeno sotto tortura diremo mai dov'è.
Il fatto è, che in molto pensano che si stia godendo su qualche isolotto tutti i milioni di euro che ha guadagnato in carriera e si sbagliano.
E' stato nostro amico sin da piccolo, in pratica siamo cresciuti insieme noi tre e per noi lui non è mai stato la star, ma Luca e basta.
Poco prima che sparisse, quando aveva già programmato di farlo e tutto si era quasi compiuto, fece nascere un associazione senza scopo di lucro, ma che aveva la finalità di dare vita e gestire il sogno di Giulio, un centro di accoglienza per i senzatetto. Luca però sapeva benissimo che il nostro Don non è in grado di gestire il denaro e quindi mi chiese, anzi mi obbligò, ad accettare la presidenza a tempo pieno della fondazione, senza il mio consenso non se ne sarebbe fatto nulla e mi obbligò anche ad accettare lo stipendio per il ruolo che rivesto.
Mi dedico in pratica tutto il giorno alla nostra creatura, togliendo di dosso a Giulio tutte le incombenze burocratiche del caso. Domani abbiamo una riunione, nella quale dobbiamo decidere per un eventuale ampliamento delle attività e il mio voto è decisivo per le aspettative di Giulio"
"E il lavoro al ristorante?"
"Quello è uno svago, come ti avevo accennato, una sorta di valvola di sfogo.
Mi immergo tra la gente serena, che è a cena per divertirsi e così cerco di dimenticare la sofferenza dipinta sui visi degli ultimi, dei disagiati, di coloro che hanno difficoltà a mettere insieme un pasto decente al giorno."
"Quanto guadagni come maitre?"
"Niente, le mie esigenze sono coperte dal mio stipendio. Però io e il direttore abbiamo un patto. Tutto quello che sta per scadere nei frigoriferi, tutte le portate in più non consumate, vanno alla mensa della struttura, anche se sospetto che faccia cucinare sempre qualcosa oltre il necessario di proposito."

E lo disse sorridendo, certo che quel suo sospetto corrispondesse alla verità.

"La struttura ha qualcosa a che vedere con i nostri primi incontri di questa notte?"
"Si, Massimo arrivò da noi  in pratica all'ultimo stadio dell'alcolismo. Distrutto dal tradimento della moglie si era rifugiato nei liquori. Da noi si è ripreso e adesso lavora di notte per poterci aiutare il pomeriggio e credimi solo chi è stato nel tunnel e ne è venuto fuori può toccare le corde giuste di chi è ancora immerso nel buio.
Lei invece, dopo la prima volta che si è venduta, uscì nella notte a cercare la morte e trovò noi. Si è ripresa, ma non ha mai voluto accettare le nostre offerte di una collaborazione remunerata, dice che quei soldi servono a ben altra causa e lei deve espiare la sua colpa. 
L'unico obbligo a cui deve sottostare per avere la nostra amicizia e ti assicuro che ci tiene, è quello di lavorare nell'autogrill di Massimo, così che le telecamere di sicurezza possono controllare i numeri di targa di chi la carica a bordo, non vogliamo che le accada nulla."


Non sapeva più che dire. Immaginava che non erano stati incontri fortuiti, ma non quanta vita ci fosse dietro ognuno di essi.
Lei non aveva dei trascorsi felici e domenica sera era convinta che la quasi violenza subita era qualcosa di tremendo, ma aveva toccato con mano realtà di gran lunga peggiori rispetto alla sua.
Sapeva da sempre che in giro c'erano persone buone, adesso aveva la certezza di averne una di fianco.


La macchina rallentò e lei credette per un attimo che l'avesse condotta in paradiso, tanto era bello lo spettacolo naturale che la vista le regalava.

Era riuscito a sorprenderla per l'ennesima volta





SAKINEH NON DEVE MORIRE


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